Roma – Minacce al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, accompagnate dalla stella a cinque punte e dalla firma delle Brigate Rosse. L’episodio ha suscitato un’immediata ondata di solidarietà da parte di esponenti delle istituzioni e del mondo politico e sindacale, che hanno condannato con fermezza l’intimidazione.
Tra i primi a intervenire il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che ha definito l’accaduto “un fatto grave e vile”.
“A Carlo Nordio, uomo delle istituzioni, veneto autorevole e persona che conosco e stimo profondamente, esprimo la mia più forte e convinta solidarietà, insieme alla vicinanza di tutto il Consiglio regionale del Veneto. Lo Stato risponda con la massima fermezza, individuando rapidamente i responsabili”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato di Forza Italia e segretario di presidenza della Camera, Francesco Battistoni.
“Totale solidarietà al ministro della Giustizia Carlo Nordio – ha detto Battistoni -. Non va sottovalutato il significato terribile di un’intimidazione come quella comparsa su un muro della Capitale. Il riferimento esplicito alle Brigate Rosse e al delitto Moro costituisce infatti una minaccia non solo a un rappresentante dello Stato, ma all’essenza stessa delle nostre istituzioni, sulla cui integrità poggia la convivenza civile. E’ inaccettabile che l’odio ideologico sia tornato a far parte della cronaca politica. Lo vediamo manifestarsi in tante occasioni: da alcune piazze ai social, fino a certe espressioni utilizzate nel dibattito quotidiano. E’ necessario un impegno condiviso per stroncarlo”.
Anche il Sindacato autonomo polizia penitenziaria ha espresso vicinanza al ministro attraverso il segretario generale Donato Capece.
“Al ministro Carlo Nordio – dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe – giunga la piena vicinanza del Sindacato autonomo polizia penitenziaria e di tutti gli appartenenti al Corpo. Ogni minaccia rivolta a un rappresentante delle Istituzioni è una minaccia rivolta allo Stato e ai valori democratici sui quali esso si fonda. Per questo va condannata senza esitazioni, senza ambiguità e senza distinguo”.
Capece ha poi richiamato il significato del riferimento alle Brigate Rosse e al caso Moro: “Richiamare, anche solo simbolicamente, il barbaro assassinio di Aldo Moro e il terrorismo degli anni di piombo significa evocare una stagione di sangue e di violenza che il nostro Paese ha sconfitto grazie al sacrificio di servitori dello Stato, appartenenti alle Forze dell’Ordine, alla Magistratura, alle Forze Armate e alle Istituzioni. È una memoria che non può essere oltraggiata né banalizzata”.
Infine, il segretario generale del Sappe ha ribadito il ruolo della polizia penitenziaria nella difesa delle istituzioni democratiche: “La polizia penitenziaria, che ogni giorno opera negli istituti di pena garantendo sicurezza, legalità e rispetto delle regole, conosce bene il valore della difesa delle Istituzioni democratiche e respinge con forza ogni tentativo di intimidazione o di condizionamento. Chi immagina di poter riportare il Paese a un clima di paura e di violenza troverà sempre uno Stato unito e determinato nella tutela della legalità”.
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