Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La polemica sui 437mila euro destinati all’aumento delle indennità della sindaca, degli assessori e del presidente del consiglio comunale è il solito diversivo da campagna elettorale. Gli incrementi derivano da una normativa nazionale: la giunta avrebbe potuto rinunciarvi, certamente, ma trasformare quella rinuncia nel principale metro della moralità pubblica è populismo contabile. Serve a conquistare un titolo sui giornali, non a spiegare perché Viterbo sia stata amministrata male.
Il problema non è che Chiara Frontini venga pagata per fare la sindaca. Il problema è che, politicamente, quell’indennità non l’ha meritata. Frontini aveva promesso una rivoluzione amministrativa: partecipazione, ascolto, presenza nei quartieri, attenzione alle frazioni e un metodo completamente diverso dal passato. Dopo quattro anni, però, restano soprattutto comunicazione, fotografie, annunci e promesse non mantenute. La partecipazione si è trasformata in propaganda, il cambiamento in uno slogan e l’amministrazione che avrebbe dovuto rompere con il passato ha finito per assomigliare proprio a ciò che contestava.
Ora che si avvicinano le elezioni, riparte puntualmente la macchina delle promesse. Si riscoprono quartieri dimenticati, si annunciano interventi rimasti per anni nei cassetti e si presenta come progetto futuro ciò che avrebbe dovuto essere già realtà. È il più vecchio trucco della politica: chiedere altri cinque anni per realizzare quello che non si è stati capaci di fare nei primi quattro.
Ma anche una parte dell’opposizione farebbe bene a evitare lezioni di coraggio. È troppo facile svegliarsi alla vigilia della campagna elettorale, contare stipendi e gettoni e improvvisarsi inflessibili controllori. Un’opposizione seria vigila ogni giorno, denuncia gli errori quando avvengono e costruisce un’alternativa credibile. Quella vista finora è stata troppo spesso debole, intermittente e tardiva.
Viterbo non deve scegliere tra la propaganda della sindaca e l’indignazione dell’ultima ora di alcuni suoi avversari. È arrivato il momento che alla guida della città arrivi finalmente “un professionista”: non un professionista della politica, ma una persona che abbia dimostrato nel proprio lavoro di saper assumere responsabilità, organizzare, decidere e ottenere risultati.
Dopo troppi personaggi presentatisi sulla scena pubblica senza che fosse chiaro quale esperienza professionale concreta avessero maturato prima della politica, la città ha bisogno di competenza vera, autonomia e credibilità costruite sul campo. Per una volta, il prossimo sindaco non dovrebbe essere qualcuno che cerca nella politica una professione, ma qualcuno che una professione l’ha già esercitata con successo e mette le proprie capacità al servizio della comunità.
La competenza non può essere l’ennesima parola stampata sui manifesti elettorali. Deve essere dimostrata nella vita e nel lavoro, prima ancora di chiedere il voto.
Su questo terreno il conto politico dell’amministrazione Frontini è pesantissimo: non per quanto ha incassato, ma per quanto poco ha restituito alla città. E la risposta non può essere il riciclaggio dei soliti politici: deve essere finalmente la competenza.
Giacomo Barelli
Europeisti.eu
Articoli: Troncarelli, Pd: “Frontini all’opposizione voleva dimezzare i gettoni di presenza ma da sindaca non ha rinunciato a niente, stipendi aumentati di 437mila euro” – 437mila euro per l’aumento delle indennità di sindaca Chiara Frontini, assessori e presidente del consiglio
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