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Viterbo - Emergono nuovi particolari sull’aggressione di giovedì 6 agosto a San Martino - Il padre del titolare ferito a una mano mentre cercava di fermare il colpo - Paura tra gli abitanti della frazione che si possano ripetere casi di violenza simili

Torna al bar con una roncola e grida: “T’ammazzo”

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Carabinieri

Carabinieri

Viterbo – “T’ammazzo”. Poi il colpo sferrato con una roncola e fermato all’ultimo momento dal padre del titolare del locale, rimasto ferito lievemente a una mano. Emergono nuovi particolari sull’aggressione avvenuta giovedì 6 agosto in un bar di San Martino al Cimino.

Secondo quanto ricostruito, la vicenda sarebbe iniziata nel pomeriggio. L’uomo si sarebbe presentato nel locale intorno alle 16,30-17 in evidente stato di alterazione e avrebbe cominciato a creare problemi.

Una dipendente del bar, spaventata, avrebbe avvertito il titolare, che le avrebbe raccomandato di non somministrargli altro alcol.

Il titolare avrebbe poi raggiunto il locale insieme al padre. Di fronte al comportamento dell’uomo, i due gli avrebbero chiesto di allontanarsi.

A quel punto la situazione sarebbe precipitata.

L’uomo si sarebbe infuriato, sarebbe andato via per poi tornare poco dopo armato di una roncola.

Una volta rientrato avrebbe puntato verso il padre del titolare gridandogli: “T’ammazzo”, per poi sferrargli un colpo.

Il padre sarebbe riuscito a evitare conseguenze ben più gravi afferrando il braccio dell’aggressore. La lama lo avrebbe comunque raggiunto di striscio a una mano, provocandogli un taglio non grave.

Prima dell’aggressione al padre, l’uomo avrebbe minacciato anche il titolare: “Non ti muovere che tanto mo’ ce n’è pure per te”.

A fermarlo sono stati il titolare, suo padre e due giovani che proprio in quel momento stavano passando di lì. Vedendo cosa stava accadendo, i due si sarebbero gettati sull’aggressore, contribuendo a immobilizzarlo e disarmarlo.

Un intervento che potrebbe avere evitato conseguenze molto più gravi.

Nel frattempo era stato chiamato il 112. All’arrivo dei carabinieri l’uomo si sarebbe già allontanato. I militari lo avrebbero successivamente rintracciato dopo che si era nascosto. Al termine degli accertamenti è stato denunciato a piede libero.

Ed è proprio questo l’aspetto che adesso provoca maggiore preoccupazione.

“Chi ci tutela?”, è la domanda che circola dopo quanto accaduto. Una preoccupazione che non viene rivolta tanto alle forze dell’ordine, intervenute dopo la chiamata al 112, quanto alla possibilità che chi si è reso protagonista di un episodio del genere possa tornare nei luoghi dei fatti e girare ancora per il paese.

La paura è soprattutto per chi lavora nei locali, anche da solo, e per il rischio che un episodio che poteva avere conseguenze drammatiche possa ripetersi.

Secondo quanto raccontato, l’uomo sarebbe conosciuto da molti a San Martino e non avrebbe mai avuto in precedenza comportamenti di questa gravità.

Ma giovedì la situazione è stata completamente diversa. Prima le minacce, poi l’allontanamento, quindi il ritorno con una roncola e quel “t’ammazzo” pronunciato mentre si dirigeva verso il padre del titolare.

Solo la reazione dell’uomo e l’intervento degli altri presenti hanno evitato conseguenze ben più gravi.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


– Minaccia proprietario del bar con una roncola


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9 agosto, 2026

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