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Economia - L'allarme lanciato da First Cisl / Il segretario generale Alessandro Scorsini: "Il sistema deve garantire benefici reali a tutti i correntisti"

“Desertificazione bancaria, il 36% dei comuni viterbesi non ha più alcuna presenza sul proprio territorio”

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Alessandro Scorsini

Alessandro Scorsini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un tempo il cartello di benvenuto all’ingresso di un paese si affiancava quasi sempre alle insegne del municipio, della chiesa e della filiale di banca locale. Oggi, in gran parte della provincia di Viterbo, quel quadro è un ricordo sbiadito.

Il fenomeno della desertificazione bancaria continua a farsi strada nella Tuscia con numeri impietosi, tagliando fuori dai servizi essenziali migliaia di cittadini, famiglie e piccole imprese.

I dati del nuovo report dell’Osservatorio sulla Desertificazione Bancaria di First Cisl (con elaborazioni della Fondazione Fiba) fotografano un’emorragia di filiali che non accenna a fermarsi.

I dati aggiornati al 30 giugno 2026 dal 16esimo Report dell’Osservatorio sulla Desertificazione Bancaria di First Cisl (con elaborazioni della Fondazione Fiba) tracciano una mappa del territorio viterbese a due velocità: da una parte un ristretto gruppo di centri urbani serviti, dall’altra un vasto entroterra progressivamente abbandonato dagli istituti di credito.

Nel Viterbese circa il 36% dei comuni non ha più alcuna presenza bancaria sul proprio territorio, mentre meno del 50% ne ha più di uno.

In questi paesi, la chiusura dell’ultima filiale ha comportato spesso la scomparsa perfino degli sportelli automatici (Atm), trasformando l’operazione di un semplice prelievo o il versamento di contanti in un’odissea verso il comune confinante.

Tra i comuni della provincia di Viterbo totalmente sprovvisti di uno sportello bancario figurano:

· Arlena di Castro
· Bassano in Teverina
· Calcata
· Capodimonte
· Carbognano
· Celleno
· Cellere
· Civitella d’Agliano
· Faleria
· Farnese
· Gallese
· Gradoli
· Graffignano
· Ischia di Castro
· Latera
· Lubriano
· Onano
· Proceno
· Tessennano
· Vasanello
· Vignanello

Accanto ai paesi già “desertificati”, si allarga la lista dei paesi a forte rischio isolamento creditizio, ossia quei centri dove è rimasta una sola filiale attiva. Una condizione di fragilità estrema: basta un piano di efficientamento strategico del singolo gruppo bancario per far scivolare il comune nella lista dei centri senza banche.

Tra i comuni viterbesi che resistono con un solo sportello residuo rientrano:

· Barbarano
· Bassano Romano
· Blera
· Canepina
· Capranica
· Corchiano
· Grotte di Castro
· San Lorenzo Nuovo
· Sutri
· Vallerano
· Vejano
· Vignanello
· Vitorchiano

Negli anni l’emorragia ha visto protagoniste soprattutto le grandi banche nazionali. Tra il 2025 e i primi sei mesi del 2026, il progressivo disimpegno ha registrato la chiusura di vari sportelli della provincia, con i principali gruppi italiani coinvolti nel risiko bancario che hanno ridotto la loro presenza capillare nei centri minori per concentrare l’operatività nei capoluoghi e sui canali digitali.

A tenere aperta la porta del credito e del presidio fisico sul territorio sono rimaste essenzialmente le realtà di matrice locale e cooperativa.

Il fenomeno viterbese si inserisce in un quadro nazionale drammatico. Nel corso del 2025, in Italia sono stati chiusi 516 sportelli bancari. Nei primi sei mesi del 2026, il bilancio della rete fisica italiana ha perso ulteriori 126 sportelli. Pur colpendo duramente i grandi agglomerati urbani, i tagli continuano a mietere vittime nei piccoli comuni della provincia laziale, dove l’aggregazione degli istituti di credito porta all’accorpamento delle filiali limitrofe.

Nei piccoli centri abbandonati, il risiko bancario, crea un contraccolpo sulle fasce fragili. Tra i primi a sollevare il problema nel viterbese è stato il segretario generale di Viterbo Alessandro Scorsini.

Intanto la Regione Lazio approva l’articolo 54 della legge regionale 247 per l’Osservatorio regionale che prevede l’istituzione ufficiale dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Una battaglia storica di Enrico Coppotelli Segretario Generale della Cisl del Lazio.

In questo scenario di continua ritirata dei servizi sul territorio arriva una risposta concreta sul piano istituzionale.

Come sottolineato dal segretario generale della Cisl Lazio Enrico Coppotelli, si tratta del coronamento di una iniziativa presentata e condotta dalla Cisl Lazio, che aveva inserito la misura nella piattaforma strategica in 13 punti presentata alla giunta, l’articolo 54 non si limiterà a mappare le chiusure, ma impegnerà la Regione a realizzare misure concrete per contenere il fenomeno, promuovendo iniziative per consolidare i servizi bancari nelle aree più disagiate e svantaggiate.

“Grazie all’importante legge prevista dall’Osservatorio Regionale sul Credito – dichiara il segretario generale di Viterbo Alessandro Scorsini – abbiamo ora uno strumento in più per provare a migliorare la situazione sul territorio viterbese. Ringrazio Enrico Coppotelli per aver concluso questo accordo con la Regione Lazio ora tocca alle Organizzazioni Sindacali Territoriali continuare su questa strada. Il sistema  bancario non può premiare esclusivamente gli azionisti attraverso la massimizzazione dei profitti e dei dividendi, ma deve garantire benefici reali a tutti i correntisti. Le operazioni straordinarie di aggregazione sono tra le cause principali della desertificazione bancaria.

Ma senza filiali sui territori sono le persone più fragili, a cominciare dagli anziani, a subire i disagi maggiori. L’incremento dell’utilizzo dell’internet banking in Italia non è tale da giustificare la ritirata fisica degli istituti, ne è un esempio il sistema francese.

La provincia di Viterbo sta pagando un conto salatissimo alla logica del taglio della spesa a tutti i costi. Ridurre gli sportelli non significa soltanto perdere posti di lavoro nel settore, ma privare un intero tessuto sociale ed economico di un presidio istituzionale fondamentale.

Nella Tuscia la transizione digitale forzata crea un enorme divario sociale: non tutti i nostri concittadini, specialmente nei borghi dell’entroterra dove la popolazione anziana è numerosa, sono nelle condizioni di gestire le proprie esigenze finanziarie da uno strumento digitale.

Gli istituti di credito devono investire una parte dei propri utili in formazione digitale se vogliono rendere più appetibili i loro servizi, anche se comunque ci sono zone dove la copertura internet presenta grosse difficoltà a causa delle infrastrutture non adeguate.

Quando una banca chiude, penalizziamo i pensionati, rallentiamo il lavoro delle piccole e medie imprese locali e favoriamo lo spopolamento dei borghi.

L’approvazione dell’Osservatorio Regionale nel Lazio è un segnale importante e una vittoria del nostro sindacato: ora serve rendere operativo questo strumento per bloccare l’isolamento dei nostri Comuni”.

First Cisl Viterbo


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13 agosto, 2026

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