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Solidarietà - La proposta di alcuni cittadini che Tusciaweb fa propria e gira agli enti locali sensibili – Il comune colombiano porta il nome della città dei papi per il legame con il cardinale Francesco Ragonesi, nato a Bagnaia

Una raccolta fondi per l’altra Viterbo martoriata dal terremoto…

di Carlo Galeotti
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Il terremoto di Viterbo in Colombia

Il terremoto di Viterbo in Colombia

Viterbo – Una raccolta fondi per aiutare l’altra Viterbo, quella colombiana, martoriata dal terremoto. E, insieme agli aiuti immediati, l’avvio di un rapporto stabile tra due comunità che non condividono soltanto lo stesso nome, ma sono unite da un legame storico che parte proprio dalla Tuscia.

È la proposta avanzata da alcuni cittadini. Una proposta che facciamo nostra e che giriamo agli enti locali sensibili, perché possano farsi promotori di un’iniziativa di solidarietà nei confronti della popolazione di Viterbo, nel dipartimento di Caldas, in Colombia.

Una città di poco più di 12mila abitanti che il terremoto del 10 agosto ha colpito duramente. Il bilancio locale parla di 29 persone ferite assistite dall’ospedale San José, 67 abitazioni distrutte e altre 232 parzialmente danneggiate.

Ma proprio nel caso di Viterbo la solidarietà potrebbe avere un significato che va ben oltre l’emergenza.

La Viterbo colombiana si chiama così per la Viterbo italiana.

La città fu fondata il 19 aprile 1911 dal sacerdote Nazario Restrepo Botero. All’origine del nome c’è il rapporto con Francesco Ragonesi, nato a Bagnaia nel 1850 e dal 1904 delegato apostolico in Colombia.

Restrepo era legato a Ragonesi e volle chiamare il nuovo centro Viterbo, rendendo omaggio alla città e alla terra alle quali l’ecclesiastico era profondamente legato.

Un rapporto tutt’altro che casuale e che potrebbe oggi diventare la base per un legame istituzionale concreto.

La proposta è che gli enti locali, insieme alla comunità viterbese, promuovano una raccolta fondi trasparente e istituzionale, prendendo contatto con il sindaco della Viterbo colombiana, Néstor Javier Ospina Grajales, e con le autorità locali per individuare le necessità più urgenti.

Ma non solo.

Il terremoto potrebbe essere anche l’occasione per costruire finalmente un ponte stabile tra le due città, attraverso rapporti istituzionali, culturali e scolastici e, perché no, arrivando a un vero gemellaggio tra le due Viterbo.

La storia, del resto, ha già costruito quel ponte più di un secolo fa.

Ora l’altra Viterbo ha bisogno di aiuto. E la comunità viterbese potrebbe essere tra le prime a tenderle la mano.

Non a una città qualsiasi, ma a una comunità che da oltre cento anni porta in Colombia il nostro stesso nome e un pezzo della nostra storia.

Carlo Galeotti


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23 agosto, 2026

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