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Archeologia - Anche questo reperto descritto e fotografato dalla soprintendenza - Non è l'unica testimonianza in quella zona - Gli scheletri di elefanti antichi: dove sono esposti oggi

Necropoli del Casalaccio, tra le tombe riaffiora il cranio di un bovino preistorico

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Viterbo – Non solo le tombe di età etrusca e romana. Dagli scavi della necropoli del Casalaccio tra Viterbo e Vitorchiano è emersa una testimonianza ancora più antica: il cranio fossilizzato di un grande bovino preistorico, il bos primigenius, conosciuto anche come uro, antenato dei bovini domestici.

A raccontare la scoperta nella relazione tecnico-scientifica sono gli archeologi della soprintendenza, Beatrice Casocavallo e Chiara Giatti. Come gli altri reperti emersi durante lo scavo, anche il cranio del bos primigenius è stato documentato e fotografato nel punto del rinvenimento: “Durante lo scavo tra le tombe 2 e 3 sono stati rinvenuti alcuni resti di interesse paleontologico – spiegano Casocavallo e Giatti –. Si tratta dei resti fossilizzati del cranio di un bos primigenius, scoperto a pochi decimetri dalla superficie, nel punto di contatto tra uno strato di argilla e uno di sabbia pietrificati. Il rinvenimento conferisce una ancora maggiore importanza al sito, aggiungendo un’ulteriore testimonianza a quanto già noto sul territorio per il periodo preistorico”.

Necropoli di Casalaccio - I resti fossili di bovino preistorico rinvenuti dagli archeologi a nord della tomba 2

Necropoli di Casalaccio – I resti fossili di bovino preistorico rinvenuti dagli archeologi a nord della tomba 2


A corredo, la soprintendenza richiama tre importanti ritrovamenti di grandi mammiferi preistorici avvenuti non lontano da Casalaccio: “Nella vicina località di Grotte Santo Stefano, è documentata la presenza di molteplici evidenze riferibili al paleolitico con l’importante rinvenimento di elephas antiquus italicus (elefante antico italico, ndr) nel 1941 in un giacimento di ‘farina fossile’”. Invece, in località Fonte Campanile, tra Montefiascone e Grotte Santo Stefano, “sono stati rinvenuti due scheletri di elephas o palaeoloxodon antiquus (elefante antico, ndr) perfettamente conservati in giacimenti di roccia silicea sedimentaria di origine organica”.

Si tratta di scoperte forse poco conosciute dal grande pubblico, ma di notevole rilievo. I resti di alcuni di questi animali preistorici rinvenuti nel Viterbese sono oggi esposti in importanti musei italiani, ammirati da migliaia di visitatori.

Ritrovati a Castel Cellesi i resti di una mandibola di Elephas antiquus

Ritrovati a Castel Cellesi i resti di una mandibola di Elephas antiquus


Per la precisione, l’elefante antico italico scoperto nel 1941 a Grotte Santo Stefano si trova al museo civico di Storia naturale Giacomo Doria di Genova, dove è esposto al centro del salone di Paleontologia. Sul proprio sito il museo ricorda che l’animale “visse nelle foreste euroasiatiche del quaternario” e descrive l’esemplare come un “grande scheletro, lungo 14 metri, rinvenuto nel 1941 in un deposito di farina fossile presso Viterbo”.

Particolare anche la storia che ha permesso allo scheletro di arrivare fino a noi. Secondo quello che riporta il museo ligure “è probabile che l’elefante sia rimasto bloccato nella melma di un lago e non abbia saputo riguadagnare la riva”. Dopo la morte, il corpo sarebbe affondato e sarebbe stato lentamente ricoperto dai sedimenti del lago, che con il tempo ne hanno favorito la fossilizzazione.

Museo di storia naturale di Genova - Lo scheletro di un elefante antico italiano trovato a Grotte Santo Stefano

Museo di storia naturale di Genova – Lo scheletro di un elefante antico italiano trovato a Grotte Santo Stefano


Il reperto ebbe una storia movimentata anche dopo la scoperta. Prima di arrivare a Genova, lo scheletro fu trasferito all’istituto di Geologia di Pisa per essere consolidato prima dell’esposizione, ma durante la seconda guerra mondiale “le ossa furono danneggiate dai bombardamenti alleati” e dovettero essere nuovamente restaurate. Solo nel 1953-54 l’elefante venne montato nel salone di Paleontologia del museo genovese, dove si trova ancora oggi. Un ulteriore restauro fu eseguito nel 1996.

Ci sono poi i due elefanti di Fonte Campanile, entrambi descritti della soprintendenza come “perfettamente conservati”. Uno di questi è oggi esposto al Must, il museo universitario di Scienze della terra della Sapienza a Roma. Una pubblicazione scientifica lo indica espressamente come esemplare proveniente da Fonte Campanile ed esposto nel museo universitario.


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19 agosto, 2026

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