Bomarzo – Torna alla luce a Bomarzo una villa romana del I-II secolo dopo Cristo con mosaici e una grande vasca che secondo gli archeologi potrebbe essere stata parte di un impianto termale. Secondo la soprintendenza, il complesso attraversò poi più fasi e rimase in uso, con successive trasformazioni, fino al V-VI secolo. Tra i reperti anche una moneta in bronzo raffigurante l’imperatore Caracalla.
Bomarzo – Una fase degli scavi degli archeologi a Vallebona
La scoperta si aggiunge a quelle avvenute nell’area intorno a Ferento, dalla necropoli del Casalaccio a quanto emerso a Pian di Giorgio, dove sono state trovate tombe antichissime, capanne, fornaci, pozzi e cisterne. Anche in questo caso il ritrovamento è arrivato durante le indagini archeologiche effettuate per la realizzazione di un impianto fotovoltaico.
Bomarzo, località Villabona – La moneta di bronzo raffigurante l’imperatore Caracalla
Gli scavi hanno interessato l’area destinata a un parco solare di 51 ettari in località Vallebona, nel comune di Bomarzo. Il progetto era stato presentato nel 2021 e autorizzato dalla regione Lazio nel 2023. Le prime trincee hanno fatto emergere una diffusa presenza di resti murari e hanno portato ad ampliare l’area di indagine per ricostruire meglio sviluppo e cronologia del sito.
Bomarzo – I dolia: grandi contenitori usati dai Romani per conservare derrate come vino, olio o cereali
La villa sarebbe sorta su un’area frequentata già da secoli, con tracce di insediamento che vanno dal IV secolo avanti Cristo fino all’epoca imperiale romana. Una curiosità riguarda le strutture più antiche: per il modo in cui erano costruite, gli archeologi hanno trovato analogie con Pompei e con la villa romana di Dragoncello, nell’area di Acilia, a Roma.
Villa romana a Bomarzo – L’area di indagine
Tra i reperti c’è anche un bollo impresso su un contenitore di ceramica da fuoco. La sua tipologia, attestata anche a Fosso della Cunicchia e Piammiano, secondo gli archeologi rimanda a un “proprietario di fondi nel territorio di Cosa e Piammiano ed esportatore di vini pregiati”.
Bomarzo, Vallebona – Reperti ceramici
La fase più importante del complesso è quella compresa tra il I e il II secolo dopo Cristo, quando prende forma quella che la relazione definisce “la pars signorile di una villa”.
Negli scavi sono emersi alcuni ambienti di forma quadrangolare che gli archeologi ritengono possano appartenere a una residenza signorile. A sostegno dell’ipotesi, si legge nella relazione, c’è “la presenza di tessere musive (di mosaico, ndr) nell’area, alcune ancora in situ”, elemento che “avvalora” l’interpretazione degli ambienti come parte della residenza.
Bomarzo – Tessere di mosaico
Gli archeologi aggiungono che “non si esclude che verso W (ovest, ndr) vi possa essere la presenza di un impianto termale da porre in relazione con una grossa vasca rettangolare ricavata nel banco”, ipotesi sostenuta anche dalla presenza di “un frammento di lastra parietale in marmo bianco” e di “una porzione di tubazione in piombo”.
Tra i reperti rinvenuti, la relazione segnala anche, nell’Ambiente XVI, “una moneta in bronzo di M. Aurelio Antonino Pio raffigurante Caracalla”.
Bomarzo – Tessere musive ancora in situ
A sud-ovest sarebbe stata invece collocata la parte produttiva della villa. Qui vennero riutilizzati alcuni ambienti lastricati più antichi e materiali delle precedenti fasi per realizzare un torchio, in una sistemazione che trova confronti con gli scavi della Villa Magna di Anagni.
Dopo la fase signorile del I-II secolo, il complesso continuò a essere utilizzato e trasformato. Una nuova fase è documentata tra il III e il IV secolo, mentre altri rifacimenti risalgono al V-VI secolo.
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