Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La figura di Santa Rosa affonda le sue radici religiose nel contesto dei movimenti mistici e spirituali di provenienza umbra, dai flagellanti all’asceta Raniero Fasani, che raggiungono la loro massima sintesi in San Francesco d’Assisi.
La santa viterbese che aveva vestito il saio del terzo ordine francescano aveva doti sovrannaturali, dalla taumaturgia all’antiveggenza, che scaturivano dalla sua fede pura e ardente e dal suo apostolato vicino al cristianesimo delle origini.
Durante il suo esilio a Vitorchiano, in una prova di fede davanti a una donna eretica, salì su una pira avvolta dalle fiamme e il suo corpo miracolosamente non subì alcun detrimento.
Rosa, giunta al capezzale di una cara zia morta poche ore prima, la riportò prodigiosamente in vita tra lo stupore e lo sgomento dei presenti.
Risanò una brocca andata in pezzi, fece spuntare piume di gallina sulla guancia della donna che l’aveva calunniata di furto, tramutò in rose i pani per i poveri per non farli scoprire dal padre che le aveva proibito di fare la carità.
Durante l’esilio tra le nevi dei Cimini profetizzò la morte di Federico II che morì nella data da lei indicata.
Predisse il suo rientro nel monastero di San Damiano dopo la morte, poiché le suore ne avevano rifiutato la monacazione in vita. Così avvenne con la traslazione del suo corpo, di santa incorrotta ordinato da papa Innocenzo IV, dal camposanto di Santa Maria in Poggio (chiesa della Crocetta) sino all’odierno monastero di Santa Rosa.
La santa viterbese anche a distanza di più settecentosettant’anni continua col suo carisma spirituale a operare miracoli e a esaudire grazie, non solo per i fedeli viterbesi ma anche per i devoti da tutto il mondo.
Emanuel Alison Flamini
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