Viterbo – La sindaca Chiara Frontini la definisce “una celebrazione”, dal significato “molto identitario”. Ma “Coltivare futuro”, presentata stamattina nella sala consiliare del palazzo dei Priori, prova anche a ricucire un legame che si sta allentando: quello tra i cittadini e chi produce il loro cibo.
Conoscenza del territorio, filiera corta e tradizioni sono i fili che tengono insieme la tre giorni, promossa dall’assessorato all’agricoltura del comune di Viterbo con Coldiretti, Confagricoltura, Cia-Agricoltori italiani e Slow Food, con il patrocinio della Provincia.
Per la prima volta le organizzazioni agricole hanno rinunciato ciascuna al proprio spazio per condividerne uno insieme. “L’approccio delle associazioni è stato sempre positivo e ci ha facilitato il compito”, riconosce Marco Nunzi, consigliere delegato alle attività produttive. Ognuna curerà poi, all’interno della manifestazione “Coltivare futuro”, un proprio incontro.
Il punto di partenza, per Bettina Sabatini, presidente di Confagricoltura Viterbo, è culturale: “Il cittadino spesso non sa cosa sia un agricoltore. Non lo vede come un imprenditore agricolo, ma come l’uomo della terra che gli viene narrato”. Confagricoltura parlerà di sicurezza alimentare che, secondo Sabatini, “non si controlla soltanto, ma si costruisce insieme”.
Daniele Montanarini, presidente della Cia Lazio nord, vuole “accorciare la distanza, anche fisica”: “Porteremo le aziende quasi dentro le mura – annuncia –, ricostruendo l’antico legame tra città e contado”. Nell’incontro “Coltivare bene, mangiare meglio”, previsto per il 26 settembre, “parleranno solo gli agricoltori, pensando a chi fa la spesa”. “In un periodo di inflazione e forte crescita dei prezzi – prosegue Montanarini –, scegliere la qualità è qualcosa che si deve imparare”.
Per Andrea Marconi, direttore di Coldiretti Viterbo, “la filiera corta è imprescindibile, perché dietro ogni produttore c’è una storia, una famiglia e soprattutto un territorio custodito”. Tornano le fattorie didattiche, al centro anche loro delle attività previste per la giornata del 26 settembre, “perché i ragazzi di oggi sono i consumatori di domani”. Previsto inoltre un incontro dal titolo “Cibo, salute e prevenzione: il valore della trasparenza”.
Luigi Pagliaro, presidente di Slow Food Viterbo e Tuscia, insiste sull’identità: “La tavola rotonda di Slow Food racconterà il cibo come ambasciatore della cultura del territorio e i mercati, anche quelli settimanali, dove produttori e cittadini si incontrano faccia a faccia, cosa che rischia progressivamente di sparire”. “È importante – afferma Pagliaro – che i nostri cittadini, e anche i nostri figli, consumino cibi del territorio e riscoprano sapori in parte dimenticati”.
Oltre la festa, però, c’è un progetto. Per l’assessora all’agricoltura Patrizia Notaristefano, la tre giorni è “una prima fase del percorso che porta al piano del cibo”, progetto costruito con l’università della Tuscia in base a una convenzione firmata a maggio.
Quattro i pilastri annunciati: agricoltura, mense, educazione alimentare e lotta allo spreco. Le azioni arriveranno a partire da marzo 2027. “È la ricerca al servizio del territorio”, spiega Ilaria Benedetti, docente di statistica economica all’Unitus. “I risultati – afferma la docente – saranno pubblici, patrimonio comune della città”.
Il piano sarà al centro del convegno inaugurale, mentre il tema dello spreco tornerà domenica con l’Ats, associazione temporanea di scopo, “Filiera solidale del cibo”: Croce rossa, Caritas ed emporio solidale racconteranno come le eccedenze alimentari del territorio possono diventare un aiuto per chi ne ha bisogno.
“Vorrei partire proprio dall’importanza del tema del cibo, perché è un tema che ci coinvolge tutti quando siamo a tavola, con dati che danno una certa risonanza al tema – sottolinea Ilaria Benedetti -. Di certo sappiamo che in Italia circa il 10% delle famiglie ha difficoltà a nutrirsi in maniera adeguata. Dall’altro sappiamo che c’è il problema dello spreco alimentare e in Italia ogni anno cinque tonnellate di cibo vengono sprecate. Vista la risonanza del tema, il comune di Viterbo ha deciso di dotarsi di una politica per il cibo che va a coinvolgere tutti gli enti e le figure che lavorano all’interno della filiera”.
Da qui scaturisce la realizzazione del piano del cibo, di cui si parlerà il 25 settembre nella sala Regia del comune di Viterbo.
Venerdì 25, alle 16, nella stessa sala Regia, avverranno l’inaugurazione della tre giorni e il convegno “Un piano del cibo per valorizzare l’agricoltura del territorio”.
Sabato 26 e domenica 27, dalle 10, al pratogiardino Lucio Battisti, 60 stand con esposizione e vendita dei prodotti, fattoria didattica e animali, showcooking e degustazioni a chilometro zero. Sul palco, sabato, Coldiretti alle 11, Confagricoltura alle 15,30 e Cia alle 17. La sera street food agricolo e musica fino a mezzanotte. Domenica, alle 15,30, l’incontro sul recupero delle eccedenze, alle 16,30 la tavola rotonda di Slow Food e alle 20 la chiusura.
Il comune invita a seguire le indicazioni sui parcheggi messe a disposizione.
Un obiettivo ambizioso e, insieme, semplice. Lo riassume Bettina Sabatini, parlando a nome degli agricoltori: “Ci basterebbe che con questo primo evento il cittadino conoscesse un po’ di più quello che facciamo ogni giorno”.
Patrizia Prosperi
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