Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – C’è una domanda molto semplice che, quando si parla di trasformazioni urbane, dovrebbe precedere qualsiasi progetto: quanti posti auto abbiamo oggi, quanti ne perderemo e dove saranno quelli sostitutivi?
A leggere le dichiarazioni di sindaco e assessore al ramo, c’è da stare poco tranquilli. Soprattutto dopo aver visto l’approccio politico-tecnico fino a oggi.
Viterbo – Ridotti i parcheggi a piazza Sallupara
A Viterbo, negli ultimi anni, questa domanda sembra essere arrivata troppo spesso dopo l’inizio dei lavori.
Non è in discussione la necessità di riqualificare piazze, strade e spazi pubblici. Una città deve cambiare, migliorare e restituire qualità urbana ai propri cittadini. Ma una riqualificazione non dovrebbe limitarsi a stabilire che cosa viene eliminato: dovrebbe spiegare contemporaneamente come viene riorganizzato ciò che viene eliminato.
Ed è proprio questo il punto che continuo a sollevare da tempo.
Dalle Fortezze a Sallupara, un problema che si ripete
Nell’agosto 2025 avevo evidenziato il caso dell’area delle Fortezze, sicuramente sfuggito all’assessore architetto Emanuele Aronne.
Il progetto veniva raccontato attraverso una riduzione molto contenuta del numero degli stalli: dai documenti ufficiali risultavano 218 posti ante operam e 212 dopo l’intervento.
Il problema era però un altro: considerando le aree di sosta effettivamente utilizzate prima dei lavori, comprese le superfici sterrate consolidate nel tempo come parcheggio, il conteggio da me effettuato portava a 306 posti complessivi, dei quali 265 per automobili e 41 per ciclomotori. Il saldo reale risultava quindi di circa 94 posti in meno.
E nello stesso intervento era già prevedibile un’ulteriore riduzione di circa 20 posti legata alla realizzazione di nuovi marciapiedi e alla sistemazione della fascia prospiciente le mura.
Il problema, dunque, non era soltanto il numero. Era soprattutto il metodo.
Viterbo – Ridotti i parcheggi a piazza Sallupara
Se vengono eliminati “cento” posti auto, i cittadini devono sapere prima dove saranno ricollocati i parcheggi, ovvero le cento automobili che prima vi sostavano.
Non ci si può limitare a dire che la città sarà più bella, più verde o più sostenibile. Si deve anche spiegare al residente, al commerciante, allo studente, al lavoratore e a chi deve raggiungere il centro quale sarà il nuovo percorso.
Soprattutto va considerato che la “sparizione” inizia senza i dovuti avvisi già nelle fasi di cantiere e poi, tempo dopo, si tende a far finta di nulla. Come avvenuto anche in piazza San Faustino, piazza della Trinità, eccetera.
E proprio questi episodi dimostrano quanto sia importante comunicare ai cittadini la differenza tra: posti temporaneamente indisponibili, posti definitivamente soppressi, posti ricollocati, nuovi posti realizzati, posti destinati esclusivamente ai residenti, posti a rotazione, posti a pagamento.
Sono numeri e categorie completamente diverse che corrispondono a diritti diversi. Diritti. Anche se poi, nella percezione del cittadino, alla fine rimane una sola domanda: “Dove parcheggio?”.
Il parcheggio è un servizio territoriale legato strettamente non solo alla consuetudine dei cittadini, ma anche agli immobili con la loro destinazione d’uso, che sia residenziale, commerciale o terziaria.
È come dire che, se chiudo un ambulatorio in centro e ne apro uno a dieci chilometri, il numero degli ambulatori non è cambiato.
Formalmente può anche essere vero.
Per il cittadino, però, la realtà è diversa. Perché non parcheggerà mai al tribunale per arrivare in centro. E questo è stato ampiamente dimostrato dai due tentativi falliti dell’amministrazione di far credere che la riqualificazione delle aree già destinate alla sosta fosse esclusiva e a servizio del centro.
E adesso arriva Sallupara
È qui che la vicenda diventa particolarmente significativa.
La riqualificazione di piazza Sallupara e delle ex Scuderie papali rientra negli interventi collegati al Giubileo. Nel dicembre 2025, però, sono stati proprio alcuni residenti del settore C a denunciare pubblicamente la perdita progressiva di posti auto: circa 25 nella prima fase e complessivamente 40-50 con l’estensione del cantiere a tutta la piazza.
La loro richiesta era molto semplice: se un’opera pubblica sottrae posti auto ai residenti, gli stessi residenti devono sapere dove potranno parcheggiare dopo. Non fu data nessuna risposta.
Si rinnova quindi la domanda, semplice: quanti posti auto verranno eliminati? Oppure: i posti auto tolti dove verranno rilocalizzati, con le medesime caratteristiche d’uso esclusivo per i residenti?
Viterbo – Ridotti i parcheggi a piazza Sallupara
Ed è una richiesta che merita una risposta amministrativa chiara.
Non una polemica.
Non un post sui social.
Non una promessa generica.
Una risposta con una mappa e dei numeri.
Il punto non è difendere ogni parcheggio
Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma una città moderna non può essere progettata pensando soltanto alle automobili”. È vero. Ma proprio per questo serve una pianificazione seria.
Se si decide di ridurre la presenza delle automobili nel centro storico, bisogna contemporaneamente indicare: dove lasciare l’auto, quanto costa, quali navette utilizzare, quali parcheggi sono riservati ai residenti, quali sono destinati ai lavoratori, quali sono di interscambio e quali sono a rotazione.
Altrimenti la cosiddetta mobilità sostenibile rischia di essere percepita dal cittadino semplicemente come mobilità più difficile.
E questo è un problema politico e amministrativo, prima ancora che urbanistico.
A queste domande dovrebbe rispondere l’assessore architetto Emanuele Aronne, in rappresentanza di questa esperienza civica di governo.
A mio avviso, quindi, non serve l’ennesima polemica sui parcheggi.
Serve una tabella. Seria. Tecnica.
Una tabella pubblica, aggiornata e comprensibile, che dica per ogni intervento: auto in sosta nel 2022, auto in sosta nel 2026, definendo anche le ricollocazioni e gli incrementi di pagamento. Possibilmente, per togliere ogni dubbio, abbinare anche una foto aerea.
Non è una richiesta impossibile.
Anzi, dovrebbe essere il minimo indispensabile per governare una città.
Perché la comunicazione è importante quanto l’opera e non può lasciare dubbi.
Il cittadino può anche accettare che una piazza venga trasformata.
Può accettare che un parcheggio venga ridotto.
Può accettare che una strada venga resa pedonale.
Può persino accettare di dover lasciare la macchina più lontano.
Quello che difficilmente può accettare è non sapere perché, per quanto tempo e soprattutto dove andare dopo.
È questa, a mio avviso, la vera questione che emerge dalla vicenda delle Fortezze, da piazza della Trinità, da piazza San Faustino e, infine, da piazza Sallupara e più in generale dalla discussione sulla sosta a Viterbo.
Perché non è vero che non state intervenendo in attesa delle infrastrutture. In centro e a servizio dello stesso, dall’insediamento del governo cittadino a guida Frontini sono spariti centinaia di posti auto.
Oltre a una risposta pubblica, chiara, anche sul tema evidentemente sfuggito delle Fortezze, ci si aspetta un atteggiamento diverso.
Non “più automobili” contro “meno automobili”.
Ma più programmazione contro meno improvvisazione.
Prima di togliere uno stallo, occorre sapere quale funzione svolge.
Prima di eliminare un’area di sosta, occorre individuare quella sostitutiva.
Prima di inaugurare una piazza, occorre spiegare ai residenti dove parcheggeranno.
E prima ancora di iniziare un’opera, occorre comunicare alla città il saldo complessivo.
Perché una città può certamente cambiare, ma il cambiamento, per essere condiviso, deve essere comprensibile e soprattutto deve avere una direzione.
Paolo Cappelli
residente
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