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Lettere - Viterbo - Claudio Ciucciarelli (presidente Galileo Engineering) analizza opere datate e recenti non realizzate: il parcheggio sotto pratogiardino Battisti, il cinema Genio e il cinema Corso

“Per far rinascere Viterbo servono una visione e il coraggio di realizzarla”

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Claudio Ciucciarelli

Claudio Ciucciarelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Leggiamo sulla stampa notizie molto interessanti ed altre, a dir la verità, un po’ meno.

A proposito di quelle che meritano di essere commentate e peraltro assai recenti, vorremmo ricordare la questione storica del Cinema Teatro Genio e quella più recente del parcheggio interrato sotto Pratogiardino. A mio parere questioni di notevole rilievo e meritevoli di un approccio costruttivo e da cui partire per ulteriori considerazioni.

Va però sottolineato, e questo appare il tema focale, che certe opere pubbliche o comunque di generale interesse sono affette nella città di Viterbo da un approccio eccessivamente cauto e timoroso e, non solo per questo, difficile.

Vorrei evidenziare come la città di Viterbo per varie ragioni sia stata sempre caratterizzata da un ritardo strutturale nella esecuzione di opere pubbliche. Si pensi ad esempio agli ascensori pubblici che nelle città d’arte limitrofe come Orvieto, Perugia, Assisi sono stati realizzati decenni prima rispetto a Viterbo; e così pure i parcheggi interrati sempre nelle stesse città.

Non c’è dubbio che a tutto ciò contribuisce un quadro normativo nazionale e regionale certamente non favorevole, che, ad esempio, contrasta nettamente con le procedure urbanistiche ed autorizzative di nazioni vicine come ad esempio la Francia.

Su questo tema spesso viene sostenuta la tesi di una Italia “intoccabile” e da tutelare ad ogni costo producendo, a fronte di questa tesi, un immobilismo che poco ha a che vedere con la sacrosanta necessità di tutela di un Paese-Museo come il nostro.
E le contradizioni italiane, ci portano ad apprezzare, ad esempio The Gherkin di Norman Foster al centro di Londra che nella realtà convive con edifici ben più datati.

Esempi di questo tipo sono molto diffusi nelle città europee e apprezzati da tutti, come a Praga, a Budapest e a Vienna.

In una recente visita di lavoro al cantiere della cattedrale di Notre Dame a Parigi abbiamo potuto verificare con i nostri occhi come le altre nazioni approcciano le opere pubbliche con un pragmatismo lontano anni luce dalla burocrazia becera italiana.
Tutto ciò, in senso generale, depone a favore delle amministrazioni comunali che si dimenano spesso con ammirevole dedizione fra carenza di finanziamenti e difficoltà burocratiche come vincoli urbanistici ed altri lacci e lacciuoli tipicamente italiani.

Purtroppo, non ci sono soluzioni immediate e sicure.

Certo, ad esempio, è che la questione del Cinema Teatro Genio oltre che far sognare un ritorno ad antichi e giovanili ricordi, dovrebbe far superare la visione pessimistica della sua collocazione storica apparentemente (ma solo apparentemente) infelice; dovrebbe spingere, per un necessario approccio visionario di una città da far rinascere, a cercare risorse economiche sul territorio ma anche oltre i confini, approcciare l’aspetto urbanistico e tecnico con vigore e autorevolezza.

Vi è un esempio similare che è il vecchio Cinema Corso che oltre ai temi suddetti richiederebbe un diverso e più autorevole rapporto tra pubblico e privato che superi da una parte il disinteresse di alcune proprietà e dall’altra la rassegnazione della politica.

Quest’ultima questione attiene anche all’arredo urbano ed alla manutenzione del patrimonio edilizio che sono l’elemento di facciata di una città che ha ambizioni di vera città d’arte.

Sul parcheggio interrato di Pratogiardino la questione è diversa perché più recente e perché oggettivamente più complessa dal punto di vista tecnico. Certo è che, ad esempio, essa si inserisce su un tema più ampio che è la riqualificazione della villa comunale e di via della Palazzina che ad oggi contrasta nettamente con la visione del visitatore che percorre la Cassia Nord in direzione della città. Il turista percorre l’area nord attraverso centri commerciali, rotatorie ed altri insediamenti che danno una visione della città come moderna operosa e ricca.

Ma poi percorre via della Palazzina trovandosi sullo sfondo la magnifica Porta Fiorentina ma sulla sinistra una visione certamente poco edificante.

La villa comunale per chi la ricorda negli anni ’50 e ’60 non può che evidenziare come sia necessaria una visione complessiva su di essa. Questo patrimonio non può essere sede di piccoli luna-park o di altri insediamenti che poco hanno a che a fare con la sua vocazione ottocentesca. In questo senso non si tratta di un progetto tecnico da fare ma di una visione, un sogno che è l’elemento trainante di una volontà politica che spesso a Viterbo è mancato.

E lo stadio Rocchi, ad esempio, non va considerato né anacronistico nè ingombrante. È un simbolo di una città con il proprio stadio e le proprie testimonianze e ciò è più importante della saltuaria difficoltà del traffico o di parcheggio, peraltro minimali, se si pensa a cosa succede nei dintorni dello Stadio Olimpico di Roma in una capitale di tutt’altre dimensioni e dotazioni.

La disamina è solo un esempio di come la città sia solo ad un passo, purtroppo difficile da compiere, per diventare come le altre nobili città di provincia italiane che hanno saputo modellare la propria esistenza sulla scorta di un patrimonio artistico tutelato e da tutelare ma anche di uno sviluppo economico irrinunciabile e di una cultura universitaria che è uno degli elementi trainanti di città di questo tipo.

Claudio Ciucciarelli
Presidente di Galileo Engineering


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26 settembre, 2026

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