Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’ennesima presa in giro del camper su Viale Trento. Sì, è vero: il presidio è presente. Ma, nei fatti, la situazione non cambia.
I frequentatori abituali della zona continuano a fare i propri comodi e il degrado continua ad avanzare.
Senza voler entrare nel merito delle competenze e dei compiti delle singole forze dell’ordine, quello che noi cittadini possiamo constatare è molto semplice: il furgone della polizia è parcheggiato al centro del viale, mentre gli agenti si trovano prevalentemente sul lato coperto. Da quella posizione diventa inevitabilmente difficile avere una visione costante di ciò che accade davanti al bar, davanti all’Accademia e negli altri punti del viale.
Nulla, magari, che singolarmente possa apparire così eclatante. Ma è proprio questo il problema: il degrado avanza giorno dopo giorno, attraverso comportamenti che, sommati, stanno rendendo sempre più difficile la normale vivibilità della strada.
Assistiamo alla presenza pressoché continua, dalla mattina alla sera, delle stesse persone che occupano stabilmente alcuni spazi del viale, con comportamenti che riteniamo debbano essere verificati anche alla luce della normativa vigente e del regolamento di polizia urbana.
E tutto questo non nasce oggi. È dal 2022, anno in cui è nato il Comitato cittadino Viale Trento, che ascoltiamo promesse di cambiamento.
E dobbiamo riconoscerlo: il cambiamento c’è stato. Ma, dal nostro punto di vista, è stato un peggioramento.
Dopo quattro anni non possiamo continuare a vivere di rassicurazioni, interventi temporanei e risposte che arrivano quando il problema è ormai esploso.
Non si può intervenire soltanto quando accade qualcosa di grave. Non si possono chiudere le stalle dopo che i buoi sono scappati.
La sicurezza e la vivibilità di una strada si garantiscono prima, con prevenzione, controllo del territorio, rispetto delle regole e interventi continuativi.
E vogliamo essere altrettanto chiari su un altro punto: non vogliamo che viale Trento diventi uno di quei luoghi dai quali residenti, famiglie e attività, lentamente, sono costretti ad andarsene perché non si sentono più nelle condizioni di viverci e lavorarci serenamente.
Noi non abbiamo intenzione di arrenderci.
Difenderemo questa strada, le nostre attività e il diritto di continuare a lavorare qui con ogni strumento civile, amministrativo, istituzionale e mediatico a nostra disposizione.
E se un giorno qualcuno di noi fosse realmente costretto a chiudere e ad andare altrove, fosse anche in un’altra città, non accetteremo che tutto venga archiviato nel silenzio.
Chiederemo conto, nelle sedi competenti e pubblicamente, delle scelte fatte, degli interventi promessi, di quelli realizzati e di quelli che non hanno prodotto risultati.
E oggi chiediamo anche un’altra cosa.
Ci piacerebbe ricevere una risposta pubblica da parte del prefetto e del questore di Viterbo.
Fino ad oggi il confronto su viale Trento è rimasto prevalentemente all’interno delle mura istituzionali. Crediamo sia arrivato il momento che Viterbo e i viterbesi sappiano cosa sta accadendo, quale sia la valutazione delle istituzioni sulla situazione del viale e, soprattutto, quali saranno le prossime azioni concrete previste per migliorarne la vivibilità e la sicurezza.
Non chiediamo di conoscere informazioni operative o riservate. Chiediamo semplicemente che alla città venga spiegato pubblicamente quale percorso si intende seguire.
Per questo il nostro prossimo passo sarà portare la situazione di viale Trento anche all’attenzione del governo e del ministero dell’Interno, accompagnando la richiesta con la raccolta firme che abbiamo avviato già da mesi.
Non vogliamo privilegi. Non chiediamo interventi eccezionali.
Chiediamo semplicemente che le regole valgano per tutti e che chi vive, lavora, apre ogni mattina un’attività o accompagna i propri figli in questa strada possa riappropriarsi serenamente degli spazi pubblici.
E allora la domanda, dopo quattro anni, è ancora più semplice: le istituzioni cosa stanno facendo concretamente per restituire Viale Trento ai cittadini, ai residenti e alle attività che ogni giorno lavorano in questa strada?
Perché un presidio non può essere soltanto una presenza visibile. Deve produrre un cambiamento percepibile.
E, ad oggi, quel cambiamento noi non lo vediamo.
Massimo D’Alessio
Comitato cittadino Viale Trento
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