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Viterbo - Martedì 6 ottobre, alle 17,30, nella sala conferenze "Vincenzo Cardarelli"

“Zibaldone”, speciale Giacomo leopardi alla Biblioteca consorziale

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Viterbo - La sala conferenze Vincenzo Cardarelli della biblioteca consorziale

Viterbo – La sala conferenze Vincenzo Cardarelli della biblioteca consorziale

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Martedì 6 ottobre, alle 17,30, nell’ambito della rassegna “La Biblioteca incontra”, si terrà uno speciale dedicato alla presentazione – in anteprima nazionale – dello Zibaldone di Giacomo Leopardi, nell’edizione integrale commentata a cura di Franco D’Intino e Luca Maccioni per le edizioni Quodlibet.

Per questo incontro di straordinaria rilevanza saranno in biblioteca il curatore della prestigiosa edizione, Franco D’Intino, e lo scrittore Antonio Moresco. 

L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la sede della Biblioteca consorziale nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 
Il curatore del volume

Franco D’Intino insegna alla Sapienza di Roma. Ha curato varie edizioni critiche e commentate leopardiane (1995, 1999, 2012), e, con Michael Caesar, la traduzione integrale in inglese dello Zibaldone (New York/London 2013 e 2015). Al 2009 risale L’immagine della voce. Leopardi, Platone e il libro morale.
 
Il coordinatore dell’incontro

Antonio Moresco è nato a Mantova nel 1947 e vive a Milano. Tra i maggiori scrittori italiani, ha pubblicato numerose opere, tra cui Giochi dell’eternità, in tre vasti volumi scritti nell’arco di 35 anni (Gli esordi, Canti del caos, Gli increati) e pubblicati da Mondadori. Altri suoi libri: Lettere a nessuno (Einaudi Stile Libero, 2008), Gli incendiati (Mondadori, 2010), La lucina (Mondadori, 2013), L’addio (Giunti, 2016), Il fronteggiatore, con Susi Pietri, (Bompiani, 2017), Fiabe da Antonio Moresco, con disegni di Nicola Samorì, (Sem, 2017), Lettera d’amore a Giacomo Leopardi (Feltrinelli, 2025). Ha fondato Repubblica nomade e scrive sul “Primo amore”.
 
Il libro

Giacomo Leopardi, Zibaldone, Quodlibet
 
Lo Zibaldone è il cuore segreto e pulsante del pensiero di Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837). Un testo privato, che l’autore non ha mai pensato di rendere pubblico e non ha mai mostrato a nessuno, o quasi. Il suo stile nitido, l’andamento libero e divagante, ne fanno il primo esempio di saggismo critico moderno in Italia. Scritto tra il 1817 e il 1832, ma per oltre due terzi tra il 1821 e il 1823, questo diario intellettuale di 4526 pagine manoscritte è rimasto ignoto fino all’ultimo scorcio dell’Ottocento. Riaffiorato quasi per caso a Napoli tra le carte dell’amico Antonio Ranieri, fu pubblicato la prima volta in più volumi da Giosue Carducci tra il 1898 e il 1900.

Questa nuova edizione mette in risalto la stratificazione e il movimento del pensiero leopardiano e restituisce al testo una più completa e immediata leggibilità, offrendo strumenti di navigazione che illuminano la trama del ragionamento, intessuta di infinite variazioni e di nessi talora folgoranti ma a prima vista sfuggenti.

Nel testo, integralmente rivisto e corretto secondo il manoscritto originale, si dà una nuova scansione dei pensieri, fedele al ritmo e alla sostanza del discorso. Un corredo di sussidi e segni convenzionali permette di articolare la lettura su più livelli, sia individuando le diverse citazioni che si intrecciano sulla pagina (da poeti, filosofi e saggisti, eruditi, recensori), sia dando conto di ciò che l’autore ha aggiunto in un secondo momento. I passi in lingua straniera – greco, latino, francese, spagnolo, tedesco, inglese, ebraico – sono accompagnati da una traduzione.

Il commento scioglie il senso del dettato leopardiano quando non è immediatamente chiaro e affronta le questioni filologiche, bibliografiche e interpretative sollevate dal confronto con il manoscritto. In particolare, vengono evidenziati sistematicamente nessi significativi tra passi anche distanti e riferimenti ad altre opere, illustrando al tempo stesso contesti storici e culturali la cui conoscenza è essenziale alla comprensione del testo.

Tutte le fonti, che siano citate, alluse o riconducibili a un sicuro patrimonio memoriale, sono identificate nel regesto bibliografico ragionato delle opere che Leopardi ha consultato sia nella biblioteca di famiglia sia fuori di Recanati, nel corso dei viaggi a Roma, Bologna, Milano, Firenze e Pisa. A questa ideale biblioteca zibaldoniana si aggiunge una nuova edizione dei cosiddetti «elenchi di letture», le liste-promemoria di libri, qui verificate sui manoscritti e per la prima volta annotate. La consultazione è agevolata da un indice analitico che comprende nomi propri, titoli di opere e concetti.

Biblioteca consorziale di Viterbo


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2 ottobre, 2026

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