Civitavecchia – Riceviamo e pubblichiamo – “Metà dei pazienti dell’ospedale san Paolo di Civitavecchia sta rifiutando i pasti refrigerati, rispedendoli al mittente. La Asl Rm/4 ha infatti deciso di chiudere le cucine della struttura, facendo arrivare colazione, pranzo e cena da fuori. Una scelta che sta mettendo a rischio 18 posti di lavoro“. A dichiararlo sono la segretaria generale della Cgil Civitavecchia Roma Nord Viterbo, Stefania Pomante, e il segretario generale della Uil di Viterbo e Civitavecchia, Giancarlo Turchetti, unitamente alla segretaria Generale territoriale Donatella Ayala per la Filcams – Cgil e alla responsabile del territorio Viterbo – Civitavecchia Maria Elvira Fatiganti per la Uiltucs – Uil.
“I locali della cucina – spiegano Pomante e Turchetti – sono chiusi da luglio e non verranno più riaperti perché, come ci ha comunicato la Asl Rm/4, saranno riconvertiti per l’ampliamento dei servizi assistenziali. Tutto questo ha fatto sì che i pazienti debbano accontentarsi di pasti refrigerati, mentre il personale dipendente dovrà utilizzare i ticket.
I pazienti però – proseguono i sindacalisti –, a quanto pare, non si accontentano e circa la metà di loro sta rimandando indietro i pasti, preferendo farseli portare dai parenti. A pagare le conseguenze di questa scelta sono i lavoratori: con le cucine chiuse e i pasti forniti da un servizio esterno, il loro ruolo viene meno e rischiano di rimanere senza lavoro. Si tratta in tutto di 18 lavoratori che si trovano in questa condizione da luglio, dopo aver già usufruito di quasi tutte le ferie e i permessi a disposizione. Il tutto in un territorio, come quello di Civitavecchia, già caratterizzato da una forte criticità occupazionale.
Non solo – continuano Pomante e Turchetti –: l’appalto è stato assegnato dalla Asl Rm/4 a un’impresa qualificata per cucinare in loco. Se i termini vengono modificati in corso d’opera, a pagare il prezzo della decisione sono i pazienti, i lavoratori e l’azienda.
È una scelta che non accettiamo – concludono Pomante e Turchetti –. Chiediamo un incontro urgente con la Direzione Generale della Asl Rm/4, la Regione Lazio, titolare dell’appalto, e il sindaco di Civitavecchia, responsabile della salute pubblica sul territorio. Ci riserviamo infine di adottare tutte le iniziative necessarie affinché la situazione si risolva nell’interesse dei pazienti e dei lavoratori”.
Cgil Civitavecchia Roma Nord Viterbo
Uil di Viterbo e Civitavecchia
Filcams – Cgil
Uiltucs – Uil
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