Viterbo – (g.f.) – Comincia chiedendo scusa per il disturbo, per una conferenza stampa convocata alle 10,30, quindi il presidente del consiglio di Viterbo Filippo Rossi passa a spiegare il perché di una sveglia così di buon mattino.
“Un giornale locale online – dice Filippo Rossi riferendosi a Tusciaweb – mi ha sostanzialmente messo in bocca parole non dette e significati che non volevo esprimere.
Sono stato obbligato a disturbarvi per sancire il fatto che ciò che mi è stato messo in bocca non è il mio pensiero. Il gioco delle citazioni testuali lo conosco, se si esagera si va oltre i oltre limiti, in campi che diventano problematici. Darò mandato al mio legale per tutelarmi in tutte le sedi possibili”.
Sulle sue frasi pubblicate sul suo profilo Facebook: “Dire e mettermi in bocca che io abbia dato dell’idiota o in malafede ai viterbesi che non la pensano come me è un’idea diversa da quello che io penso, è una menzogna. Testualmente ho detto tutt’altro.
Mi riferivo a chi non ha ancora capito la nostra battaglia, che è sempre quella.
Siamo nell’ufficio del presidente del consiglio, perché tirato in ballo come presidente. Toccato da quanto detto da questo giornale.
Io sostanzialmente vado dicendo le stesse cose, con una coerenza addirittura ossessiva da tempo. C’è una battaglia del movimento politico che ho contribuito a fondare e ora alleato dell’amministrazione Michelini.
La mia è una battaglia coerente, magari troppo provocatoria o sopra le righe, ma è il mio carattere, io sono così.
E’ legittimo che chi mi ha appoggiato in campagna elettorale dopo non l’abbia più fatto. Il problema è la menzogna. Tutto è interpretabile ed è legittima l’ipercritica, non è legittima la menzogna e il confine fra le due cose è millimetrico”.
E quando su Facebook Rossi scrive che “Viterbo si merita di essere quello che è”, il presidente del consiglio sostiene d’avercela con se stesso: “Ce l’ho con me stesso, è una critica culturale e non all’individuo”.
La serie di post nelle ultime ore è partita temporalmente dopo la proposta di portare in piazza le Macchine di santa Rosa, apprezzata, ma criticata anche da molti: “La battaglia per chiudere il centro storico portata avanti da Tusciaweb la appoggio. Reputo che le macchine in piazza siano funzionali a questo.
Non accetto la menzogna. Su quello che ho detto e su quello che penso”.
Filippo Rossi ritiene di dover tutelarsi dando mandato ai suoi legali. Certi d’avere fatto il nostro mestiere e di non avere travisato il suo pensiero e certamente di non avere mai scritto menzogne, al presidente del consiglio diamo appuntamento in tribunale. Come dire: abbiamo dato mandato ai nostri avvocati per tutelarci in tutte le sedi opportune. Cosa che facciamo e continueremo fare quando riteniamo che possano essere lese la nostra immagine e la nostra professionalità.
Giuseppe Ferlicca
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