Viterbo – Aggredite, ma non se ne sono accorte. La minore delle due sorelle ha realizzato solo in ospedale di essere stata raggiunta a una coltellata al polmone. L’altra ha visto tutto, ma non ricorda.
Sarebbe questa la versione di L.D., trentenne lituana, arrestata all’alba di sabato per tentato omicidio.
Per gli agenti della squadra mobile è stata lei a sferrare una coltellata alla sorella di due anni più piccola. Ma i particolari di quella notte di ordinaria follia, al momento, sfuggono persino agli investigatori.
I ricordi delle ragazze sono pochi e confusi. Dopo la chiamata ai soccorsi, alle 2 del mattino di sabato, arrivano entrambe al pronto soccorso di Belcolle. L.D. sta bene. E’ l’altra che accusa dolori fortissimi alla schiena e ha difficoltà a respirare.
Sconvolgente quello che emerge dalle lastre: la 28enne ha una lama di dieci centimetri conficcata nella schiena. Sanguina pochissimo, ma la ferita è nella regione polmonare, vicinissima all’aorta. I medici estraggono la lama con un intervento d’urgenza. Quel che resta del coltello viene trovato a casa delle due ragazze, in piazza della Morte, nel centro storico di Viterbo. Oltre al manico, gli agenti della squadra mobile trovano anche tracce di sangue.
Sono questi gli elementi che, insieme ai racconti di testimoni, fanno scattare l’arresto per tentato omicidio per L.D.. Ma la ragazza nega. Ai poliziotti racconta di aver incontrato alcune persone, prima di andare in ospedale con la sorella. Parla di almeno due uomini, ma non sa dire chi siano, né cosa volessero da loro. All’ipotesi di un presunto tentativo di rapina, i poliziotti non trovano riscontri.
La ricostruzione è resa ancor più difficile dall’avanzato stato di ebbrezza alcolica in cui erano le due donne. Un annebbiamento totale che avrebbe persino impedito alla 28enne di accorgersi della coltellata.
L.D. dice di averla soccorsa come poteva. Avrebbe anche cercato di tamponare la ferita con del ghiaccio, ma la sorella continuava a lamentarsi e a respirare a fatica.
Ora, agli arresti domiciliari, piange e si dispera. Per riordinare le idee ha ventiquattr’ore di tempo. Domani, il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato la ascolterà all’udienza di convalida. Sempre ammesso che la ragazza non si avvalga della facoltà di non rispondere.
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