Viterbo – Può uno smartphone impedirci di vedere ciò che sta accadendo a pochi metri da noi?
È da questa domanda che nasce “The Match”, cortometraggio scritto e diretto dal regista romano Stefano D’Ottavio, entrato nella selezione ufficiale di Viterboshort 2026 dopo essere stato presentato al Vertical Movie Festival di Roma.
Girato interamente ad Artena, nel Lazio, il film utilizza il formato verticale 9:16 non come semplice scelta estetica, ma come parte integrante del racconto: la stessa “gabbia” visiva attraverso la quale oggi milioni di persone osservano il mondo quotidianamente tramite il proprio smartphone.
Al centro della storia c’è Valerio, un giovane introverso che raggiunge il borgo per incontrare Sofia, conosciuta attraverso un’app di dating. Seduto al belvedere, immerso nel telefono e nelle cuffie, continua ad aspettarla senza accorgersi di ciò che sta realmente avvenendo intorno a lui.
Una situazione semplice che diventa progressivamente drammatica e che porta lo spettatore davanti a una domanda più ampia: quanto siamo ancora presenti nella realtà che ci circonda?
The Match nasce come racconto di finzione, ma intercetta una discussione diventata sempre più presente nel dibattito pubblico: l’impatto dell’utilizzo intensivo degli smartphone e dei dispositivi digitali sull’attenzione, sulle relazioni e sulla capacità di vivere pienamente ciò che accade nel presente.
Negli ultimi mesi il tema è stato affrontato anche all’interno di incontri, congressi e momenti di confronto con rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura, nei quali sono stati analizzati gli effetti fisici, cognitivi e sociali legati all’uso eccessivo della tecnologia.
Una riflessione che tocca in particolare l’utilizzo continuo dello smartphone, delle cuffie e dei dispositivi capaci di creare una sorta di isolamento percettivo anche quando ci troviamo fisicamente insieme agli altri.
È esattamente il territorio narrativo nel quale si muove The Match.
“Non volevo realizzare un film contro la tecnologia – spiega Stefano D’Ottavio – perché la tecnologia fa parte delle nostre vite e offre possibilità straordinarie. Mi interessava invece parlare del momento in cui smettiamo di utilizzarla e cominciamo, quasi senza accorgercene, a essere utilizzati da essa. Valerio è presente fisicamente, ma mentalmente vive dentro un altro spazio. E mentre guarda lo schermo, la vita continua ad accadere intorno a lui”.
Per il regista una parola riassume l’intero cortometraggio: “Presenza”.
“Il film parla della capacità di tornare a essere presenti. Guardare, ascoltare e accorgerci di chi abbiamo davanti. A volte possono bastare pochi secondi di distrazione perché qualcosa cambi per sempre”.
Anche la scelta del 9:16, il formato tipico degli smartphone e dei social network, diventa quindi parte della narrazione.
In The Match il verticale restringe progressivamente il campo visivo, contribuendo a rappresentare l’isolamento del protagonista e il suo rapporto con il dispositivo.
Una scelta particolarmente significativa in un momento in cui il cinema verticale sta cercando una propria identità espressiva, andando oltre il linguaggio dei contenuti brevi destinati esclusivamente ai social.
“Se raccontavo un personaggio intrappolato nella percezione del proprio smartphone – sottolinea D’Ottavio – mi sembrava naturale far vivere anche allo spettatore quella stessa sensazione. Il verticale non è stato aggiunto successivamente: The Match è stato pensato, scritto, girato e montato fin dall’inizio in questo formato”.
Il cortometraggio è stato girato nel suggestivo borgo di Artena, sfruttando le caratteristiche naturali del paese come parte integrante della storia.
Tra vicoli, scorci e belvedere, il paesaggio diventa il contrappunto alla chiusura percettiva del protagonista: attorno a Valerio esiste un luogo ricco di dettagli e di vita, ma il suo sguardo continua a essere attratto dallo schermo.
Dopo la lavorazione, The Match ha iniziato il proprio percorso festivaliero arrivando alla Casa del Cinema di Roma, dove è stato presentato nell’ambito del Vertical Movie Festival 2026.
La manifestazione, interamente dedicata al linguaggio audiovisivo verticale, ha rappresentato la prima importante occasione pubblica di confronto tra il film e gli spettatori.
Durante il percorso romano, il progetto ha inoltre permesso al cast e alla troupe di confrontarsi con professionisti, operatori culturali e figure istituzionali sui temi legati al cinema contemporaneo, alla comunicazione e al rapporto sempre più stretto tra tecnologia e vita quotidiana.
Ora il viaggio di The Match prosegue nella Tuscia.
Il cortometraggio è infatti entrato nella selezione ufficiale di Viterboshort 2026, rappresentando una nuova tappa del percorso iniziato ad Artena e proseguito a Roma.
Per Stefano D’Ottavio, l’arrivo a Viterbo assume un significato particolare proprio per la possibilità di portare il film davanti a un nuovo pubblico.
“Ogni festival permette a The Match di incontrare persone diverse. È quello che mi interessa maggiormente. Un premio naturalmente fa piacere, ma ciò che considero davvero importante è vedere che il film riesce a lasciare una domanda nello spettatore. Se, uscendo dalla sala, qualcuno guarda il proprio telefono in maniera leggermente diversa o presta maggiore attenzione a ciò che ha intorno, allora il cortometraggio ha già raggiunto parte del suo obiettivo”.
Parallelamente alle tappe italiane è iniziato anche il percorso di distribuzione festivaliera internazionale di The Match.
Il progetto ha attirato interesse e avviato contatti con realtà festivaliere fuori dall’Italia, tra Stati Uniti, Europa e Asia, mentre la produzione sta lavorando alla presentazione dell’opera in ulteriori manifestazioni internazionali.
L’obiettivo è portare fuori dai confini italiani una storia che, pur essendo ambientata in un piccolo borgo del Lazio, affronta un problema universale.
Smartphone, social network, app di incontri e isolamento digitale appartengono infatti ormai alla quotidianità di milioni di persone in tutto il mondo.
Ed è proprio questa contraddizione a rappresentare il cuore di The Match: mai come oggi siamo stati così connessi e, allo stesso tempo, così facilmente distanti da ciò che accade accanto a noi.
Dal borgo di Artena alla Casa del Cinema di Roma, passando ora per Viterbo e guardando ai festival internazionali, il viaggio di The Match continua portando con sé una domanda semplice: mentre guardiamo uno schermo, cosa stiamo smettendo di vedere?
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