Viterbo – Dal lavoro alla squadra mobile di Viterbo alla Direzione investigativa antimafia, fino all’attuale incarico all’Università degli studi della Tuscia. L’esperienza professionale di Vincenzo Cianchella confluisce nella quinta edizione di Guida pratica operativa alle investigazioni, in uscita nelle librerie italiane per Cedam.
Cianchella, criminologo investigativo, firma il volume con Antonello Madeo. È coordinatore tecnico-scientifico del laboratorio di criminologia, criminalistica e scienze delle investigazioni dell’Unitus. Negli anni Novanta è stato per oltre dieci anni capo della squadra mobile di Viterbo, per poi dirigere un’articolazione della Direzione investigativa antimafia.
Il testo, aggiornato al 2026, propone una panoramica sulle investigazioni del pubblico ministero e della polizia giudiziaria, ma anche su quelle difensive, affidate al difensore e al suo staff, composto da sostituti, investigatori privati e consulenti tecnici.
Uno spazio rilevante è riservato al sopralluogo giudiziario, ossia all’esame della scena del crimine. Il volume lo indica come un atto decisivo nella ricerca della prova e nella fase iniziale delle indagini, nella quale eventuali errori possono incidere in modo irreversibile sull’accertamento dei fatti.
Fra i casi richiamati nel libro c’è il delitto di Garlasco, nel quale il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi. Il volume si sofferma sugli errori e sulle omissioni che, secondo l’analisi proposta, avrebbero caratterizzato gli accertamenti iniziali e sulle piste alternative che non sarebbero state approfondite. Il caso vede Alberto Stasi condannato nel 2015 per omicidio volontario e Andrea Sempio indagato dal 2025 per omicidio volontario aggravato.
La guida affronta inoltre tematiche nuove, fra le quali il rapporto fra intelligenza artificiale e processo. Nel primo capitolo, Il fantastico mondo delle investigazioni, Cianchella riflette sulle caratteristiche che deve possedere un investigatore nella ricerca della verità.
“Per raggiungere il risultato, l’investigatore deve essere guidato da un pizzico di passionale, sana e razionale follia che lo porta a dedicarsi al suo lavoro senza limiti di tempo, in tal senso aderendo al vecchio ma sempre affidabile adagio secondo cui l’indagine non conosce orologio”, scrive Cianchella.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY