Viterbo – Dalla necessità di aiutare il figlio a un progetto pensato per la collettività. È la storia di Manuel Tomasi, che ha ideato Sentinel-Bio, un braccialetto tecnologico pensato per le persone con disturbo dello spettro autistico, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e favorire una maggiore autonomia.
Viterbo – La presentazione di Sentinel-Bio un braccialetto per le persone autistiche
L’idea nasce dall’esperienza familiare di Tomasi con il figlio Marco. Una necessità concreta che si è trasformata in un progetto più ampio, con la scelta di donare il brevetto alla Fondazione Trentina per l’Autismo, perché possa diventare una risorsa anche per altre famiglie.
Sentinel-Bio è un dispositivo indossabile progettato per rilevare parametri biometrici e individuare segnali riconducibili a situazioni di stress o agitazione. Il sistema punta a favorire un intervento tempestivo da parte di chi assiste la persona, offrendo un supporto nella gestione delle situazioni di difficoltà.
Un’innovazione che pone al centro una questione fondamentale: garantire maggiore sicurezza senza rinunciare alla libertà e alla possibilità di partecipare alla vita sociale.
Il progetto richiama anche la responsabilità delle istituzioni nel promuovere l’inclusione e rispondere ai bisogni delle persone con disabilità. Un tema che riguarda non soltanto la tecnologia, ma anche la scuola, l’università, lo sport e gli spazi di aggregazione.
“La tecnologia ha senso quando rende migliore la vita delle persone. In questo caso è uno strumento che permette a tutti di non essere diversi”, dichiara Tiziana Laureti, rettrice dell’Università degli Studi della Tuscia.
Manuel Tomasi con suo figlio
“Dobbiamo cercare di comprendere e valorizzare le differenze altrui”, prosegue Laureti, sottolineando l’importanza di comprendere le diversità e adattarsi alle differenti abilità di apprendimento.
Un principio che richiama la necessità di costruire ambienti accessibili, nei quali le persone non debbano essere costrette ad adeguarsi a un unico modello, ma possano trovare strumenti e opportunità coerenti con le proprie esigenze.
L’inclusione passa anche attraverso lo sport, dove alle barriere architettoniche si aggiungono quelle sensoriali e relazionali. A richiamare l’attenzione sul tema è Giuseppe Andreana, presidente del Comitato italiano paralimpico del Lazio. “Abbiamo gli strumenti per fare attività sportiva e collaborare con altre entità del territorio”, afferma, evidenziando la necessità di mettere in rete le realtà locali per offrire opportunità concrete anche alle persone con disabilità intellettiva e relazionale.
“Le esigenze – sottolinea Andreana -, non sono uguali per tutti e richiedono competenze e risposte specifiche. Fondamentale è anche il ruolo delle famiglie, spesso primo punto di riferimento per le persone con disabilità. I genitori rappresentano rifugio e speranza. Per le persone disabili dalla nascita, gli atleti sono i genitori”, afferma.
Da qui il richiamo alla responsabilità collettiva: “Abbiamo tutti l’obbligo morale di studiare il modo per aiutare queste persone con disabilità intellettiva a introdurle in questo mondo sportivo. Dobbiamo saper dare risposte, comprendere i bisogni di tutti e farci trovare preparati”.
Nel percorso di Sentinel-Bio si inserisce anche la Fondazione Trentina per l’Autismo, legata a Casa Sebastiano, struttura dedicata alle persone autistiche e alle loro famiglie.
La donazione del brevetto da parte di Tomasi rappresenta un passaggio importante: un’intuizione nata per rispondere a un bisogno personale viene messa a disposizione della comunità, con la prospettiva di offrire un supporto anche ad altre persone. La tecnologia, da sola, non può eliminare tutte le difficoltà che accompagnano l’autismo. Può però diventare uno strumento utile, se affiancata da servizi adeguati, sostegno alle famiglie, formazione e occasioni di partecipazione.
La sfida è fare in modo che la sicurezza non limiti l’autonomia e che la disabilità non diventi motivo di esclusione. Un obiettivo che chiama in causa istituzioni, associazioni, mondo accademico e sportivo, nella costruzione di una comunità capace di rispondere ai bisogni di tutti.
Federica Focaracci
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