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Cronaca – È il viterbese Alessio Denocenti - Il garante Stefano Anastasìa sollecita il nuovo piano regionale di prevenzione e interventi per ridurre il sovraffollamento

Un detenuto di 49 anni si è tolto la vita a Mammagialla, è il terzo suicidio dall’inizio dell’anno

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Stefano Anastasia - Garante dei detenuti del Lazio

Stefano Anastasia – Garante dei detenuti del Lazio

Viterbo - Suicida in carcere Nicandro Izzo

Viterbo – Suicida in carcere Nicandro Izzo

Alessio Denocenti

Alessio Denocenti

Viterbo – Un detenuto di 49 anni, Alessio Denocenti, si è tolto la vita oggi, intorno alle 6,30 del mattino, nel carcere di Mammagialla. È il terzo suicidio nell’istituto dall’inizio del 2026. A darne notizia è il garante Stefano Anastasìa, che riferisce di un uomo con problemi di dipendenze.

Il garante richiama le condizioni del carcere viterbese e sollecita interventi di prevenzione, una riduzione del sovraffollamento e una maggiore attenzione alle persone detenute.

“Ancora un suicidio oggi in carcere a Viterbo, un uomo di 49 anni con problemi di dipendenze – scrive Anastasìa –. Come sempre non ne conosciamo, e forse non ne sapremo mai, le ragioni profonde, ma non possiamo non registrare il fatto che sia il terzo dall’inizio dell’anno in quell’istituto, attraversato da tensioni e difficoltà crescenti”.

L’appello è rivolto innanzitutto alla Regione, chiamata ad adottare il nuovo piano di prevenzione del rischio suicidario. Ma per il garante occorre intervenire anche sulle condizioni quotidiane della detenzione e sul rapporto con l’istituzione penitenziaria.

“È urgente che la Regione adotti il nuovo piano di prevenzione del rischio suicidario e che esso sia applicato in tutti gli istituti di pena – afferma il garante –. Ma è altrettanto urgente che nelle carceri si ristabilisca un clima di fiducia reciproca tra i detenuti e l’istituzione penitenziaria e si riduca il sovraffollamento, in modo da assicurare una maggiore attenzione degli operatori alle singole storie di vita delle persone detenute, prima condizione di prevenzione del rischio suicidario in carcere”.

Nella dichiarazione, Anastasìa ricostruisce anche il bilancio regionale: metà dei sei suicidi registrati quest’anno nelle carceri del Lazio è avvenuta a Mammagialla.

“Nel Lazio, dall’inizio del 2026 a oggi, sono stati registrati sei suicidi in carcere: tre a Viterbo (il 5 febbraio, il 16 luglio e quello di oggi), due a Rebibbia (il 7 marzo e il 23 aprile) e uno a Regina Coeli (il 2 ottobre) – riferisce Anastasìa –. Nel 2025 i suicidi nelle carceri del Lazio sono stati otto: quattro a Rebibbia, due a Frosinone, uno a Regina Coeli e uno a Viterbo”.

Il quadro nazionale riportato dal garante si basa sul conteggio della rivista Ristretti Orizzonti.

“In tutta Italia, secondo la rivista Ristretti Orizzonti, i suicidi in carcere nel 2026 erano saliti a 57 prima dell’episodio odierno di Viterbo, che porta il totale a 58 – conclude il garante –. Nel 2025, sempre secondo Ristretti Orizzonti, i suicidi nelle carceri italiane sono stati 80”.

“La morte del detenuto di 49 anni che si è tolto la vita nel carcere di Viterbo ci chiama a una responsabilità precisa. È il terzo suicidio dall’inizio dell’anno in questo istituto: ogni vita perduta impone azioni concrete sulle condizioni della detenzione e sull’effettività della tutela della salute” commenta Claudio Marotta, consigliere regionale del Lazio di Sinistra Civica Ecologista.

“La privazione della libertà non cancella i diritti della persona. Chi è affidato alla custodia dello stato deve poter contare su cure adeguate e sulla possibilità di essere ascoltato quando manifesta una sofferenza. La dignità non può restare un principio proclamato, senza conseguenze nell’organizzazione quotidiana della vita in carcere. La regione Lazio deve adottare al più presto il nuovo piano di prevenzione del rischio suicidario e garantirne l’applicazione in tutti gli istituti penitenziari. Con l’interrogazione n. 280 del 9 aprile 2026 ho già chiesto chiarimenti sul piano regionale e sulle misure di prevenzione.

Occorre rafforzare i servizi per la salute mentale e assicurare continuità nell’assistenza. Occorre affrontare il sovraffollamento, che compromette le condizioni di vita e la possibilità stessa di prendersi cura delle persone. Ciascuna istituzione deve fare la propria parte, nell’ambito delle proprie competenze. Non possiamo accettare che a ogni morte seguano parole di cordoglio destinate a esaurirsi nell’attesa della successiva”.


– Daniele Nicastrini: “Suicidio in carcere, chiediamo con fermezza che l’amministrazione e i politici escano dal silenzio e si assumano le proprie responsabilità”


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19 ottobre, 2026

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