Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il gruppo consiliare La Casa dei Comuni in consiglio provinciale esprime disappunto e preoccupazione per le dichiarazioni rese dal consigliere delegato all’Ambiente, Andrea Di Sorte, nel corso dell’incontro di ieri a palazzo Gentili con comitati e associazioni sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
Su una questione che riguarda la sicurezza, la salute e il futuro economico della Tuscia, che conta ben 21 delle aree inserite nella Carta nazionale delle aree idonee, non è accettabile che l’informazione ai cittadini passi attraverso indiscrezioni, interlocuzioni informali e impressioni personali. Con chi ha parlato il consigliere Di Sorte? Chi gli ha riferito che una decisione arriverà entro la fine dell’anno e che sarebbero attesi i decreti attuativi? Quando si diffonde una notizia di questa portata, le fonti vanno indicate con precisione. Un tema così delicato non può essere trattato in questo modo.
Ancora più sorprendente è l’ammissione, da parte dello stesso delegato, di non sapere “se hanno deciso o no”. Il consigliere Di Sorte è esponente di Forza Italia, il partito che esprime il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, titolare diretto del dossier. Chi ha un canale politico diretto con il ministro competente non può limitarsi a riferire voci: ha il dovere di portare al territorio risposte certe.
Per la stessa ragione lascia perplessi il richiamo a una nuova “prova muscolare” prima di Natale. Il presidente Alessandro Romoli e il consigliere Di Sorte governano la Provincia e appartengono alla forza politica che guida il ministero preposto a questa materia. Il lavoro di comitati, associazioni e cittadini merita rispetto. Ma evocare mobilitazioni e richiamarsi alla cittadinanza attiva è il registro di chi sta all’opposizione, quello a cui per anni ci hanno abituato i 5 Stelle. Chi governa, e ha un rapporto diretto con il ministro competente, ha un compito diverso: portare risposte. Invece di riferire di interlocuzioni avute, di cose che sarebbero state dette e di decisioni forse già prese, si porti il ministro davanti ai comitati.
Chiediamo quindi chiarezza al presidente Romoli e al consigliere delegato. Ad oggi i ricorsi presentati sono stati tutti respinti e le spese e gli incarichi sostenuti in questa vicenda sono pagati con risorse pubbliche, dunque da tutti noi. Il territorio ha diritto di sapere qual è lo stato reale del procedimento, con chi si stanno tenendo le interlocuzioni e quale strategia si intende seguire.
Basta con gli allarmi affidati alle indiscrezioni. Si convochi il ministro Pichetto Fratin in Provincia, davanti al consiglio provinciale, ai sindaci e ai comitati, e si dica una parola definitiva. È l’unico modo per chiudere una pantomima che non serve alla Tuscia e che il nostro territorio non merita.
Gruppo consiliare La Casa dei Comuni
Consiglio provinciale di Viterbo
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