Roma – Il Lazio torna a guadagnare terreno sui mercati esteri grazie soprattutto al farmaceutico. Nel biennio 2024-2025 la regione ha superato il 5,5% delle esportazioni italiane. La specializzazione che ha favorito la ripresa è anche il principale elemento da tenere sotto osservazione, perché espone l’industria laziale ai contraccolpi di un’eventuale crisi del settore.
Per le medie imprese industriali della regione, il margine di crescita è proprio sui mercati esteri. La loro redditività supera la media nazionale e quasi il 45% dei ricavi viene da produzioni ad alta e medio-alta tecnologia. Eppure, su cento euro di fatturato, poco più di 35 arrivano dall’export, contro gli oltre 41 della media italiana.
I dati emergono dalle ricerche del Centro Europa Ricerche (Cer) e dell’area studi di Mediobanca, presentate a Villa Blanc durante l’incontro “Industria e competitività nel Lazio. Scenari e prospettive”, promosso dal centro studi di Unindustria.
Il Cer ha ricostruito l’andamento delle esportazioni regionali a partire dal 2007, quando al Lazio faceva capo circa il 3,5% delle vendite italiane all’estero. Nel 2021 la quota ha sfiorato il 6%, per poi scendere al 4,5% nel 2023. A sostenere la ripresa è stata la capacità delle imprese di rafforzarsi nei settori e sui mercati in cui la domanda mondiale è cresciuta di più. Lo studio riconosce anche un vantaggio competitivo legato al territorio. Tra le province, Roma tiene, mentre Latina e Frosinone rafforzano la propria posizione.
Mediobanca ha concentrato l’analisi sulle medie imprese industriali del Lazio. Nel 2024 hanno fatturato quasi 3,2 miliardi di euro, con oltre 1,1 miliardi di vendite all’estero e circa 8.900 addetti. Rispetto al 1996, il fatturato è aumentato del 119% e l’export del 266%.
Nello stesso periodo il peso delle attività ad alta e medio-alta tecnologia è passato dal 28,3% al 44,6% dei ricavi, contro il 30,7% nel resto d’Italia. Il margine operativo è pari all’8,5% del fatturato, a fronte del 7,9% nazionale. Gli investimenti materiali si fermano al 3,4% dei ricavi. Anche nella gestione emerge una differenza con il resto del paese. Nel Lazio il 36% delle medie imprese industriali ha un amministratore unico, contro il 17% delle altre regioni. Tra i casi esaminati c’è quello di Bsp Pharmaceuticals di Latina, cresciuta grazie alla specializzazione produttiva, alle competenze, alla tecnologia, all’organizzazione e all’accesso ai mercati.
“Il Lazio è la seconda economia regionale italiana, con un Pil di 247 miliardi di euro, pari all’11% di quello nazionale, ma il suo tessuto produttivo è ancora poco conosciuto e poco raccontato”, ha detto Luciano Ragni, delegato al centro studi di Unindustria. La regione, ha ricordato, è uno dei principali poli farmaceutici europei, concentra oltre il 35% dell’industria aerospaziale italiana, è al secondo posto in Italia nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ed è un centro di riferimento per il cinema e l’audiovisivo. Da qui la proposta di un osservatorio annuale sull’economia del Lazio che offra a imprese e istituzioni una base comune su cui discutere le politiche di sviluppo.
Al confronto Francesco Di Ciommo, prorettore della Luiss Guido Carli, ha indicato due priorità per attrarre investimenti italiani e internazionali a Roma e nel Lazio. La prima è investire nella formazione tecnologica di alto livello, la seconda è coordinare meglio l’attività di chi si occupa di attrarre nuove industrie. Alessandro Fontana, direttore del centro studi di Confindustria, ha proposto di rafforzare il sostegno agli investimenti e le agevolazioni fiscali nazionali e regionali, coinvolgendo le imprese delle filiere.
Per Gian Paolo Manzella, vicepresidente della Svimez, la scelta europea di puntare sull’industria offre al Lazio l’occasione per fare dell’attrazione degli investimenti una priorità regionale, insieme alle imprese e alle istituzioni italiane ed europee. Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, ha proposto di legare i finanziamenti alla ricerca pubblica a progetti condivisi con la ricerca privata. Ha inoltre suggerito di agevolare le fusioni tra imprese, che a suo giudizio presentano meno rischi di insuccesso rispetto agli incentivi alla crescita delle singole aziende.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY