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Washington - Sei seggi repubblicani cambiano colore al Senato - Cnn e Nbc assegnano ai democratici anche la Camera - Il presidente su Truth Social: "Non ero sulla scheda e, se ci fossi stato, avremmo vinto a valanga!"

L’onda democratica travolge Trump, cade anche il Texas – Talarico: “Love thy neighbor”

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Washington – “Ci siamo appena ripresi il Texas”. James Talarico sale sul palco di Austin e in sei parole racconta la notte che Donald Trump avrebbe voluto raccontare al contrario. Due anni fa il presidente aveva vinto in Texas con oltre dieci punti di vantaggio su Kamala Harris. Ieri, nello stesso Stato, i democratici hanno battuto il candidato di Trump al Senato e il governatore repubblicano Greg Abbott. Per ritrovare un democratico eletto senatore in Texas bisogna risalire al 1988. Per ritrovare un democratico texano sui banchi del Senato, al 1993.

James Talarico

James Talarico


Dal Texas alle due Caroline, dal Kansas all’Ohio, la valanga democratica travolge Trump a metà del suo secondo mandato. I repubblicani si presentavano alle urne con 53 senatori su 100. Ai democratici, che potevano contare su 47 voti compresi quelli di due indipendenti, servivano quattro seggi netti per ribaltare la maggioranza. Ne hanno strappati sei agli avversari. Alla Camera Cnn e Nbc prevedono una vittoria democratica. L’Associated Press, più prudente nell’assegnazione della maggioranza, registra già oltre una dozzina di collegi passati dai repubblicani ai democratici.

In Texas tre giovani su quattro con Talarico

Il volto della vittoria è quello di Talarico, 37 anni, ex insegnante di scuola media con una formazione in seminario presbiteriano. Ha battuto Ken Paxton, procuratore generale del Texas, sul quale Trump aveva puntato personalmente. Il sondaggio dell’Associated Press, condotto su oltre 5mila elettori texani nella corsa per il Senato, aiuta a capire come ci sia riuscito. Tra gli intervistati con meno di trent’anni, circa tre su quattro hanno votato Talarico. Tra gli ispanici, circa sei su dieci. Alle presidenziali del 2024, in Texas, entrambi i gruppi si erano divisi quasi a metà tra Trump e Harris.

Sul leggio da cui Talarico ha parlato ai sostenitori riuniti ad Austin si leggeva “Love thy neighbor”, “Ama il tuo prossimo”. In chiusura, il senatore eletto è tornato all’immagine del “rabbino scalzo che rovesciò i tavoli dell’ingiustizia”. Era il Gesù di cui gli parlava da bambino suo nonno, predicatore battista. Pochi giorni prima, a Lubbock, Talarico aveva raccontato che cosa significasse per lui quell’insegnamento. Quando i potenti fecero del male al suo prossimo, quel rabbino entrò nella sede del potere e rovesciò i tavoli.

Nella stessa notte Gina Hinojosa ha battuto Abbott nella corsa a governatore. Ad Austin ha raccontato ai sostenitori che il governatore uscente le aveva telefonato per congratularsi e offrirle collaborazione nel passaggio di consegne. Con Hinojosa e Talarico i democratici vincono due elezioni estese all’intero Texas dopo un digiuno che durava dal 1994.

Dalle Caroline all’Iowa, i sei seggi che cambiano il Senato

In Carolina del Nord ha vinto Roy Cooper, l’ex governatore democratico che già nel 2016 e nel 2020 era riuscito a farsi eleggere negli stessi giorni in cui lo Stato votava Trump per la Casa Bianca. Stavolta ha battuto Michael Whatley, scelto dal presidente per difendere il seggio repubblicano. Ancora più inatteso il risultato della vicina Carolina del Sud. Annie Andrews, medica, ha sconfitto la senatrice Darline Graham ed è la prima donna eletta al Senato nella storia dello Stato.

Gli altri tre seggi conquistati, oltre al Texas e alle Caroline, arrivano dal Midwest. In Ohio Sherrod Brown ha battuto il senatore Jon Husted. In Kansas Adam Hamilton ha sconfitto il senatore Roger Marshall. In Iowa Josh Turek ha avuto la meglio sulla deputata repubblicana Ashley Hinson. Intanto i democratici hanno tenuto due seggi che i repubblicani puntavano a conquistare. In Georgia Jon Ossoff ha ottenuto un nuovo mandato. In New Hampshire Chris Pappas succederà alla senatrice democratica Jeanne Shaheen. 

Donald Trump

Donald Trump


Alla Camera cade anche un collegio vinto da Trump con 15 punti di vantaggio

Alla Camera erano in palio tutti i 435 seggi. Per la maggioranza ne servono 218. In Pennsylvania hanno perso il posto tre deputati repubblicani uscenti, Ryan Mackenzie, Scott Perry e Rob Bresnahan. In New Jersey Rebecca Bennett, già pilota di elicotteri della Marina, ha sconfitto il deputato Tom Kean. Ma è il risultato del Kentucky a dare la misura di quanto si sia spostato il voto rispetto a due anni fa. Secondo il Washington Post, uno dei collegi conquistati dai democratici aveva scelto Trump con 15 punti di vantaggio. In Florida hanno cambiato colore anche due collegi dei quali i repubblicani avevano ridisegnato i confini per rafforzarsi.

Anche nelle elezioni per i governatori cadono roccaforti repubblicane. In Georgia Keisha Lance Bottoms diventa la prima donna nera eletta alla guida di uno Stato americano. I democratici tornano a governare la Georgia per la prima volta dal 1998. In Ohio Amy Acton batte il repubblicano Vivek Ramaswamy e riporta ai democratici un incarico che mancava dal 2010. La Florida resta invece ai repubblicani con Byron Donalds.

Il carovita e la richiesta di un Congresso che tenga testa al presidente

Il sondaggio dell’Associated Press su circa 80mila elettori nei 50 Stati dà una spiegazione del voto che va oltre le singole candidature. Alla domanda su quale fosse il problema principale del paese, il 39% ha indicato l’economia e il 32% lo stato di salute della democrazia. Il 62% attribuisce alle politiche di Trump la responsabilità dei prezzi alti. Ancora più larga la maggioranza che chiede al Congresso di fare di più per controllare l’operato del presidente. La pensa così il 71% degli intervistati.

Da gennaio quella richiesta avrà una conseguenza concreta. Per i primi due anni del suo secondo mandato Trump ha avuto dalla sua la Casa Bianca ed entrambe le camere del Congresso. Ora, anche solo per ottenere la conferma di un giudice federale o di un nuovo componente del governo, dovrà passare per un Senato a maggioranza democratica. E alla Camera il leader democratico Hakeem Jeffries ha già indicato tra le priorità dei primi cento giorni il costo della vita e il controllo sull’amministrazione.

Trump su Truth e l’ammissione sull’Iran a Fox News

Dalla Casa Bianca, la prima spiegazione di Trump è arrivata su Truth Social. “Non ero sulla scheda e, se ci fossi stato, avremmo vinto a valanga!”, ha scritto il presidente. Eppure, appena la sera prima del voto, al conduttore di Fox News Sean Hannity aveva affidato l’appello opposto, chiedendo ai repubblicani di andare alle urne come se sulla scheda ci fosse proprio il suo nome.

A scrutinio avanzato, nell’intervista a Fox News, Trump ha riconosciuto che una sua decisione ha pesato sulla sconfitta. “Credo che in parte abbia pesato l’Iran”, ha detto a proposito della guerra, pur sostenendo che gli americani abbiano compreso l’importanza delle sue scelte. Poi ha spiegato come immagina i rapporti con la nuova maggioranza. “Mi manderanno cose folli e io metterò il veto”. Dopo qualche mese, ha aggiunto, saranno i democratici a chiamarlo per chiedergli come arrivare a un accordo. “E lavoreremo insieme”.


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4 novembre, 2026

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