Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Sono imputati in concorso di lesioni colpose aggravate e falso - Vittima una 35enne

Fa un’infiltrazione e resta paralizzata, a processo ortopedico e anestesista di uno studio privato

di Silvana Cortignani
Condividi la notizia:


Un medico

Un medico

Viterbo – Fa un’infiltrazione per risolvere il mal di schiena, si ritrova paralizzata a letto per mesi e denuncia l’ortopedico e l’anestesista dello studio privato cui si era rivolta per risolvere il problema. 

A processo davanti al giudice Giovanna Camillo sono finiti entrambi i medici, un chirurgo ortopedico 45enne della provincia di Viterbo e un anestesista romano 42enne.

Sono imputati in concorso di lesioni colpose aggravate dallo “stato di incapacità procurato mediante violenza” (anestesia non concordata) e falso.

Contro di loro giovedì ha deposto la presunta vittima, una 35enne del litorale, affetta, secondo la risonanza, da “black disc”, ovvero disidratazione del disco.

I fatti risalgono al primo ottobre 2021 quando la giovane, dopo una visita, si è recata presso lo studio medico dell’ortopedico per una infiltrazione Prp, cioè di plasma ricco di piastrine, tra le vertebre L4 e L5, una procedura di medicina rigenerativa su carte minimamente invasiva, utilizzata per trattare il dolore alla schiena. 

“Un’infermiera mi ha fatto un prelievo, poi l’ortopedico mi ha fatta spogliare e indossare un camice, mentre l’anestesista mi ha messo due cannule a entrambe le mani, dicendo che erano per l’antidolorifico. Nessuno mi aveva parlato di anestesia. Invece mi sono addormentata e al risveglio c’era solo il chirurgo che mi stava rivestendo. Da quel giorno è cominciato il calvario. La procedura doveva durare 10-20 minuti, invece è durata due ore”.

“L’ortopedico se ne  andato in Ferrari, mentre io mi sono ritrovata a letto praticamente paralizzata, con dei dolori atroci, fino a quando mi è scoppiato, esploso un disco, che non era interessato dall’infiltrazione, effettuata in uno spazio intervertebrale diverso dal previsto L5-L4, a causa di una gravissima infezione per cui sono stata ricoverata al Sant’Eugenio di Roma. Poi ho ricominciato a camminare con un bastone e adesso devo fare un’infiltrazione ogni tre mesi se non voglio restare bloccata”, ha riferito la parte offesa.

Oltre che di lesioni colpose in concorso, i due medici – difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Alessandri Gamberini – sono accusati di avere agito in assenza del consenso informato scritto e di una cartella clinica regolare, sottoponendo la paziente a una sedazione profonda non concordata. 

Dalle procedure, secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pm Michele Adragna, sono derivate alla persona offesa lesioni personali gravi, tra cui “spondilodiscite L5-S1 secondaria a procedura interventistica”, con limitazione delle escursioni articolari, disturbi alla deambulazione e stato ansioso-depressivo, configurando l’indebolimento permanente di un organo.

Al medico anestesista viene inoltre contestato il reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, per aver redatto due certificati medici, uno datato primo ottobre e uno 25 novembre 2021, attestando falsamente di avere somministrato alla paziente un’anestesia locale e che la proceduta si era svolta senza complicanze.

In aula hanno testimoniato i genitori e il fratello della 35enne, il quale ha registrato alcune conversazioni telefoniche tra la sorella e gli imputati, di cui il pm Adragna ha chiesto l’acquisizione. “Mi è stato detto che l’ortopedico si era infatuato di me e aveva avuto come una visione, mentre io mi ritrovo con una invalidità all’80 per cento, sei ernie e pezzi del disco sano esploso nelle vertebre”, ha sottolineato la presunta vittima.

Il processo riprenderà a febbraio. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
7 novembre, 2026

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/congratulazioni-per-questo-meraviglioso-traguardo-raggiunto/