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Cultura - Nessuna via dedicata ai pontefici nel centro storico - In tutto il capoluogo solo un paio di strade di periferia

Viterbo città dei papi? Non si direbbe…

di Silvio Cappelli
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Silvio Cappelli

Silvio Cappelli

Viterbo  – Viterbo città dei papi? A giudicare dalla toponomastica proprio non si direbbe!

Noi viterbesi amiamo definirci orgogliosamente abitanti della città dei Papi, amiamo raccontare al mondo che, nella seconda metà del XIII secolo, alcuni papi hanno soggiornato a Viterbo, che alcuni sono stati eletti a Viterbo e che altri ci sono morti ma poi, girando per le vie del centro storico, non riscontriamo una, dico una, via intestata a uno soltanto di questi papi.

Uniche due presenze solitarie e sporadiche di vie viterbesi intitolate ai papi: via papa Niccolò III nella frazione di san Martino al Cimino e via papa Giovanni XXI alla periferia di Viterbo nei pressi del tribunale. E pensare che l’intitolazione delle vie, delle piazze, dei piazzali, dei larghi e delle diverse aree di viabilità pubblica, specialmente dei centri storici, dovrebbe fare riferimento all’identità culturale, civile e territoriale di ogni città italiana.

Questo compito di “toponomastica stradale”, che serve ad attribuire il nome alle aree di circolazione sul suolo pubblico, nel rispetto delle disposizioni di legge e delle diverse normative vigenti, spetta ai Comuni che hanno anche il compito di tutelare la propria storia toponomastica anche nel rispetto delle proprie tradizioni derivanti da testimonianze orali e da fonti storiche oggettive.

E invece a Viterbo nessuna via intitolata, per esempio, a papa Eugenio III che a metà del XII secolo si rifugiò per otto mesi circa nella nostra città. Nessuna via intitolata a papa Innocenzo III molto spesso presente a Viterbo e che, tra l’altro, consacrò la chiesetta di san Marco. Nessuna via intitolata a papa Gregorio IX grande estimatore delle qualità terapeutiche delle acque termali viterbesi e venuto, tra l’altro, a Viterbo per curare con l’acqua ferrugginosa, che scaturiva dalla sorgente della “Grotta”, il suo “mal di pietra”.

Nessuna via intitolata a papa Alessandro IV, sepolto nella cattedrale di san Lorenzo e poi disperso (sic!), che concesse il primo riconoscimento ufficiale alla santità di Rosa da Viterbo disponendone la solenne traslazione dalla chiesa di Santa Maria in Poggio alla chiesa di San Damiano. Nessuna via intestata a papa Urbano IV eletto a Viterbo e incoronato il 4 dicembre 1261 nella chiesa di santa Maria in Gradi. Nessuna via intitolata a papa Gregorio X eletto al termine della più lunga e difficile elezione papale, dopo 1006 giorni di sede vacante, con i cardinali “clausi cum clave” all’interno del palazzo papale di Viterbo. Nessuna via intitolata a papa Adriano V sepolto, insieme a papa Clemente IV, all’interno della basilica viterbese di san Francesco alla Rocca.

Nessuna via intitolata a papa Martino IV famoso per essere goloso delle anguille del lago di Bolsena. Nessuna via intitolata a papa Urbano V che, di ritorno da Avignone, alloggiò per circa tre mesi nella Rocca Albornoz prima di essere costretto ad andarsene per la sollevazione popolare dei piascaranesi a seguito del cane lavato dai servi papali nella fontana di Pianoscarano. Nessuna via intitolata a papa Pio II che nei suoi “Commentarii” ci ha lasciato varie testimonianze dei suoi soggiorni nella città di Viterbo e nel territorio della provincia. Nessuna via intitolata a papa Paolo III, considerato nostro concittadino, eletto nel 1534, promotore di numerose opere pubbliche realizzate nella nostra città come la realizzazione del viale che porta alla frazione de La Quercia e la sistemazione della facciata della Rocca Albornoz. E la lista sarebbe lunghissima!

La certezza è che ci sono sicuramente grandi lacune storiche, culturali e religiose nella toponomastica della città di Viterbo. E pensare che, nel corso degli anni, abbiamo intestato vie a preti e cardinali, senz’altro meritevoli, ma ai papi, nella “città dei papi”, niente. Viterbo sembra considerare i papi come un ossimoro: i papi questi illustri sconosciuti.

Ovviamente nessuna colpa all’attuale amministrazione per una mancanza che è plurisecolare. Si spera soltanto che, attraverso la cosiddetta commissione consultiva comunale per la toponomastica, che ha lo scopo di esaminare, dare un parere, valutare le proposte di cambiamento o assegnazione di vecchie e nuove denominazioni a luoghi, vie, piazze e giardini, e anche delle iscrizioni commemorative, prenda i giusti provvedimenti. Magari partendo dalla toponomastica del centro storico per contribuire alla sua valorizzazione. Magari intitolando un paio di vie, se avanzano, anche alla famosa concittadina Bella Galliana e al giullare viterbese Frisigello.

Silvio Cappelli


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22 novembre, 2013

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