Viterbo – Mercoledì 4 dicembre 2013 ci sarà la possibilità di ripetere concretamente, anche se in compagnia della pioggia, del vento, del freddo o della neve, l’esperienza dell’esilio vissuta in quello stesso giorno del 1250 dalla piccola Rosa con i suoi genitori da Viterbo a Soriano nel Cimino.
Indubbiamente sarà un’esperienza bella e straordinaria per tutti i partecipanti. Sarà come sentire la giovane Rosa nell’esilio dell’oggi, dalla nostra società con i suoi problemi e le assurdità attuali, familiari e sociali, che esplodono ovunque, ma che anche noi ci portiamo dentro.
Sarà come risentire il sussurro triste ma gioioso nella sua fede che rivolgeva ai suoi genitori incoraggiandoli nella speranza in Dio.
Nei bellissimi colori, tenui e dolci, delle foglie ormai in declino e nel rigore del primo freddo pungente, l’esperienza del suo camminare in esilio potrà essere uno struggente invito non solo per i partecipanti pellegrini, ma per tutti, all’essenzialità della vita, ai veri rapporti umani che si basano sul rispetto dell’altro, nel desiderio di capirsi vicendevolmente, sorreggersi nella solitudine e lavorare insieme nella fatica e nel bisogno, sempre e soltanto per il vero bene di tutti.
La politica, quella vera, dovrebbe tendere e programmare questo, superando i pregiudizi, spesso assurdi e umilianti, o gli steccati di vario genere.
Penso che Rosa, giovane intraprendente e di buon senso, sull’esempio di Francesco, il fratello di tutti, possa dirci, ancora oggi, che il riconoscerci fratelli è il dono più grande, più bello e gratificante che possiamo dare o ricevere.
L’esperienza di ripercorrere con lei, la strada dell’esilio, nello stesso giorno di quel lontano 1250, sarà un’occasione unica per risentirla sorella ed amica nel nostro personale esilio, tra i dolori e le fatiche attuali.
Padre Agostino Mallucci
Parroco nella basilica di San Francesco di Viterbo
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