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Viterbo - Dalla Tuscia parte la mobilitazione - Sit in in piazza - Presentate al prefetto le richieste per il ministro Delrio

Tagli del governo, esplode la protesta dei sindaci

di Giuseppe Ferlicca
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La protesta dei sindaci

La protesta dei sindaci

Luisa Ciambella e Sandro Aquilani

Luisa Ciambella e Sandro Aquilani

Antonella Scolamiero

Antonella Scolamiero

Stelliferi, Catanesi e Ciambella

Stelliferi, Catanesi e Ciambella

Sandro Mazzola

Sandro Mazzola

Luisa Ciambella

Luisa Ciambella

i sindaci in prefettura

i sindaci in prefettura

Aquilani e Mazzola

Aquilani e Mazzola

La protesta dei sindaci

La protesta dei sindaci

Viterbo – Contro i tagli, sindaci della Tuscia in piazza. Una cinquantina stamani si sono ritrovati sotto la prefettura (fotogallery).

Dicono basta a un governo che sta portando le amministrazioni alla canna del gas. Una protesta che parte da Viterbo, con l’obiettivo d’essere imitata dai colleghi in altre province d’Italia.

Dopo mezz’ora di sit in, da piazza del comune si sono spostati, per essere ricevuti dal prefetto Antonella Scolamiero. Al quale hanno chiesto di farsi portavoce per i problemi cui i primi cittadini non riescono a fare fronte e sottoscritti in un documento firmato da tutti gli amministratori locali della Tuscia.

“Abbiamo presentato una lettera – spiega Luisa Ciambella, vice sindaco di Viterbo – con le richieste da sottoporre al ministro Graziano Delrio”.

Il prefetto si è già messo in contatto con la segreteria del ministro, per fissare un incontro. “La nostra iniziativa – osserva Luisa Ciambella – al momento mi sembra unica in Italia, speriamo che ce ne siano anche altre”.

I primi cittadini si sono organizzati in un gruppo ristretto per predisporre emendamenti all’inizio della prossima settimana e presentarli poi alla Camera. Per capire chi li vota e chi no.

Fra le proposte dei primi cittadini, l’uso della Cassa depositi e prestiti come banca dei comuni, così com’era stata concepita nel 1850, per anticipare i soldi, visti gli enormi ritardi da parte della regione nel liquidare i pagamenti spettanti, quindi i cassaintegrati e le possibilità legate a loro utilizzo nella pubblica amministrazione, così come togliere le spese per la messa a norma e le emergenze dal patto di stabilità, ovvero, fare in modo che le somme utilizzate a questi scopi non si cumulino con altre, facendo sforare i limiti imposti per legge.

I sindaci non chiedono soltanto soldi, a fronte di un governo che stringe la cinghia, ma un’amministrazione centrale più presente ai problemi del territorio e celere, che non costringa i comuni a chiudere a fine anno i bilanci preventivi. Con ripercussioni negative per i cittadini.

Giuseppe Ferlicca


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6 dicembre, 2013

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