Viterbo – Quando Sposetti fece fuori Prodi…
Nessuna esecuzione materiale, ma un affossamento politico in piena regola quello di Ugo Sposetti ai danni di Romano Prodi. L’occasione è la votazione del presidente della Repubblica dello scorso 19 aprile. Il Professore, inizialmente favorito, a sorpresa non passa.
Le 72 ore decisive alla mancata elezione di Prodi sono raccontate nel libro “I tre giorni che sconvolsero il Pd”, editore Imprimatur, di Sandra Zampa, portavoce dell’ex premier bolognese.
La giornalista ripercorre l’episodio e i fatti cruciali che hanno portato a questo ammutinamento.
E proprio tra i fautori della disfatta del Professore è tirato in ballo il nome del dalemiano Sposetti. Il riferimento è ai 101 traditori del Pd, il gruppo di parlamentari che votarono contro l’elezione di Prodi, nonostante le indicazioni del partito.
Proprio il tesoriere, riferisce il libro, poco prima della nomina “faceva telefonate per sollecitare un no a Prodi”, anche se non era “l’unico telefonista in servizio”.
Un piccolo spazio non manca nemmeno per l’altro deputato viterbese, Giuseppe Fioroni tra i parlamentari che hanno preparato “prove a discolpa” e che esibì “non richiesto”, la foto della sua scheda.
Nel libro tutto ruota intorno alle tre telefonate che precedono la votazione cruciale. Tre chiamate, una a D’alema, l’altra a Monti e l’ultima a Rodotà, grazie alle quali Prodi avrebbe intuito la sconfitta. Il testo prova quindi a spiegare la caduta di Prodi come il risultato di una serie di fattori tra cui il narcisismo di qualche big, i risentimenti dei popolari per la bocciatura di Franco Marini e dei dalemiani contro Bersani e contro Prodi stesso.
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