Orte – (g.f.) – Magari l’agricoltura fosse alla frutta, quello stato nella Tuscia è stato superato da anni.
“Altro che frutta, stiamo scorticando le piante da frutto”.
Se a dirlo è una persona che nel comparto opera da una vita, c’è di che preoccuparsi. Roberto Mazzilli, imprenditore agricolo, è in prima fila nella protesta al casello A1 di Orte e ragioni per manifestare ne ha e molte.
“Viviamo una situazione gravissima – osserva Mazzilli – altro che alla frutta, stiamo scorticando gli alberi.
Oggi si parla di crisi, ma il mondo agricolo, una crisi profonda a Viterbo la vive da venti anni. Io lotto ogni giorno per portare a casa dieci euro”.
Con la globalizzazione che sta soffocando il settore. “Oggi comprano il granoturco – spiega Mazzilli – a 14 euro il quintale, quando a me per produrlo costa 21 euro al quintale.
Se si chiede di più, rispondono che importandolo dalla Romania, spendono quindici euro.
A me invece, non riconoscono nemmeno quell’euro in più e io devo sottostare a tutta una serie di vincoli, come il controllo ogm, i diserbanti e hanno pure tagliato sul gasolio agricolo.
Almeno determinassero il prezzo a inizio stagione, gli agricoltori potrebbero scegliere, fare due conti.
Invece ti fanno coltivare e poi stabiliscono il prezzo. L’industria così ci butta giù, ma se mi fai nero oggi, alla fine mi uccidi. Non è un modo di fare molto lungimirante”.
Verrebbe voglia di fare le valigie e andarsene. “Qui da noi – continua Mazzilli – giustamente uno stipendio medio si aggira su 1200 euro.
Se vado in Romania, pagherei un dipendente in media 280 euro. Con un costo al quintale simile all’Italia. Senza contare che se aprissi un’impresa agricola lì, per quattro anni avrei agevolazioni con le tasse e i Psr 2014/2020 a livello europeo qui li tagliano, spostandoli in quell’area”.
La situazione è pesante. “La protesta nasce proprio da questo stato di cose sul territorio – conclude Mazzilli – e la concorrenza spietata dall’estero.
A 51 anni io mi trovo a dover fare i conti con questo stato di cose e ai miei figli cosa dico? Qui al presidio vedo che arrivano anche artigiani, vivono problemi simili.
Noi siamo qui tranquilli, cerchiamo di arrecare il minor disagio possibile, ma dobbiamo mostrare in che stato siamo e chiedere di cambiare.
Abbiamo aspettato anche troppo”.
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