Viterbo – (g.f.) – Una nuova sede in via del Bottalone, una casa rifugio in provincia e da oggi anche un centro antiviolenza a via del Mille.
Erinna cresce, nonostante le difficoltà. Queste donne hanno le spalle larghe e di fronte a tutti i problemi che si sono trovate sul loro cammino, tagliare il nastro di venerdì 13 è una passeggiata. “Oggi – spiega Anna Maghi – è la festa della luce. Ci porterà fortuna”.
Anche grazie al sostegno di tanti che non hanno voluto mancare all’inaugurazione. Dal capo della Mobile Fabio Zampaglione al maggiore dei carabinieri Giovanni Rizzo, la consigliera Daniela Bizzarri, il presidente Fondazione Carivit Mario Brutti e poi tanti amici, venuti a sostenere le volontarie.
“Le donne che subiscono violenze – spiega Anna Maghi – non hanno compagni pazzi, fuori di testa. Hanno compagni che applicano magari in maniera più pesante, un dettato culturale cui siamo sottoposte tutte. La violenza va affrontata tenendo presente questo punto di vista e non soltanto per l’emergenza quando si presenta una donna con l’occhio nero o un collarino.
Noi abbiamo fatto in questi anni un lavoro sotterraneo.
Non ci ha filato nessuno per dirla in modo chiaro, fino a questo ultimo periodo, quando nel 2006 ci hanno offerto un luogo fisico dove siamo diventate più visibili. E siamo arrivate a oggi”.
A settembre la nuova sede in via del Bottalone. “La nuova casa è il dono di una donna che ha deciso di lasciare a noi l’abitazione – ricorda Maghi – abbiamo scelto il comodato d’uso perché non ci è sembrato giusto che una sola donna potesse fare un regalo così grande.
Se dovesse avere bisogno in età avanzata di denaro, con la donazione per statuto non avremmo potuto venderla. Quindi rimane sua, ma è nostra ed è una cosa enorme per noi.
Ci dà un’autonomia e un’indipendenza grandi. Non dobbiamo elemosinare i soldi dell’affitto com’è successo negli anni o sobbarcarci noi delle spese”.
Ma qualcosa l’hanno comunque fatta. “Non avendo più le spese per l’affitto, abbiamo deciso di spendere lo stesso e prendere in locazione questi locali, destinati all’attività delle donne e dei bambini.
Spesso vengono accompagnate dai figli. Con le volontarie possono rimanere qui, distanti dai racconti. Così abbiamo pensato a questo posto”.
Poi c’è un’altra ragione: “La sede è al secondo piano, se dovesse arrivare una donna disabile o con difficoltà, questo è molto accessibile”.
Uno spazio che è una conquista. Una in più per Erinna. Occorre festeggiare: “Le nostre donne hanno preparato un buffet facendosi in quattro, lo volevano ricco, perché hanno detto che noi siamo ricche, le donne sono ricche”.
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