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Orte - Non si placa la protesta degli agricoltori, cresce il numero dei manifestanti - Ieri blocchi per tutta la giornata alla circolazione - Presidio prorogato fino a mercoledì

“Se si ferma questa gente, non magnate più”

di Giuseppe Ferlicca
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La protesta degli agricoltori

La protesta degli agricoltori

I manifestanti a Orte

I manifestanti a Orte

La manifestazione a Orte

La manifestazione a Orte

Gli agricoltori protestano a Orte

Gli agricoltori protestano a Orte

La manifestazione a Orte

La manifestazione a Orte

Gli agricoltori protestano a Orte

Gli agricoltori protestano a Orte

I manifestanti a Orte

I manifestanti a Orte

I manifestanti a Orte

I manifestanti a Orte

Il blocco a Orte

Il blocco a Orte

Orte – “Se si ferma questa gente, non magnate più”.

La protesta degli agricoltori all’imbocco dell’autostrada del Sole a Orte non si ferma, anzi, raddoppia. Blocchi alla circolazione, manifesti, slogan e tanta voglia di far sentire la propria voce a chi è nella stanza dei bottoni (fotocronaca –  video).

Ieri alla grande rotatoria diventata la base per i manifestanti, non c’era metro quadrato libero. Piena zeppa di trattori, camion, gruppi di persone che a intervalli di tempo entravano in strada in corteo.

Il numero dei partecipanti è più che raddoppiato nel giro di un paio di giorni. Più di trenta i mezzi, un centinaio le persone in media presenti sul posto e tanta voglia di non mollare.

Il presidio, che sarebbe dovuto terminare oggi, andrà avanti fino a mercoledì. Le scorte ci sono. Al centro il fuoco è sempre acceso, si cucinano salsicce e carne, si abbrustolisce il pane.

Ieri a un certo punto è arrivata pure una scorta di banane: “Ecco – ha detto uno dei presenti – a noi la frutta e i politici si mangiano il filetto”. Qualcuno, invece, si è fermato a una descrizione meno politica e più pratica: “Agli italiani non è rimasto altro che attaccarsi alla banana”.

I manifestanti si organizzano, non ci sono solo agricoltori, ma pure altre persone venute a dare sostegno.

Un ragazzo, presente dal primo giorno, ha pure simulato un’impiccagione. Per ricordare a tutti che la disperazione di chi non ce la fa più ad andare avanti, ha portato a tragiche conseguenze. E oggi nel campo agricolo, molti se la passano male.

Le bandiere italiane sventolano dai trattori e portate a mano, l’inno d’Italia da un’autoradio va a ripetizione. Tranne un breve fuoriprogramma con i Ricchi e Poveri e Mamma maria. E’ pur sempre un prodotto tipico nostrano.

Da ieri c’è anche una mascotte, un cane che sembra appoggiare incondizionatamente le ragioni di chi protesta. Così come in larga parte le appoggiano anche gli automobilisti che rimangono bloccati.

Una ragazza si avvicina a uno di loro, gli consegna un volantino e gli chiede scusa: “Non ti arrabbiare…”. La risposta è di quelle che non ti aspetteresti, se non ne avessi già ascoltate altre decine dello stesso tenore: “Arrabbiarmi? Ma figurati”.

I motivi della protesta, il disagio, la crisi, il malessere, il campanello d’allarme di chi sta protestando è in larga parte condiviso.

Anche perché non c’è un blocco vero e proprio, si rallenta, a passo d’uomo. Chi ha necessità, passa. Un’ambulanza sfreccia, un’auto con a bordo una donna incinta che deve andare in ospedale viene aiutata a superare le altre in coda.

E mentre molti sfilano, altri rimangono davanti al fuoco per preparare altri panini. C’è una bella scorta di legna. E’ un segnale. Queste persone non sono intenzionate a mollare. Rimarranno.

Giuseppe Ferlicca


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14 dicembre, 2013

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