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Vetralla – Trovate lastre fotografiche di fine Ottocento a Vetralla.
Custodite in varie scatole e buste d’epoca, è stato scoperto un importante nucleo di lastre di vetro alla gelatina al bromuro d’argento e di negativi di celluloide, che una volta sviluppati hanno rivelato delle bellissime fotografie, aventi per soggetto Vetralla e i vetrallesi.
Sono immagini in alcuni casi veramente spettacolari e inedite. Forse intuendo il cambiamento epocale e irreversibile che stava avvenendo dalla fine del XIX secolo, Dante Paolocci, con la macchina fotografica in spalla, ha documentato gli immediati dintorni della sua città, che entro qualche anno sarebbe stata profondamente modificata dal trascorrere del tempo e dalla mano degli uomini, i quali in molti casi, avrebbero addirittura cancellato fisicamente alcuni luoghi, dei quali oggi non avremmo più alcuna memoria visiva se non fosse per queste fotografie.
Ne verrà realizzato un volume edito per i tipi di Davide Ghaleb editore, a cura di Giovanna Caterina De Feo che ha redatto anche una breve introduzione storica, col quale a quasi cento anni di distanza si vuole ricostruire la figura dell’artista e restituirgli il grande merito di aver tramandato fino a noi i fatti, i volti e gli avvenimenti della vita quotidiana vetrallese della fine del secolo XIX.
Nel libro le fotografie sono state presentate raggruppate in tre diverse tematiche. Le persone, ovvero i ritratti di amici e parenti in posa, ripresi all’interno delle loro case, “fermati” nelle vie della città o nel giardino del palazzo Paolocci. A queste fanno seguito una serie di immagini sui luoghi, tra i quali spiccano le suggestive immagini delle Mura e della Rocca oggi purtroppo scomparsa, cancellata dal bombardamento del 1944.
Infine il lavoro. Tra queste si trovano alcune fotografie che raccontano le antiche attività della ceramica, del conciatore di pellame e del fabbro, insieme ad altre, riferibili a modi di vita fondamentali nell’economia agricolo-contadina del tempo, quando il rapporto con la natura e con l’animale da soma, l’asino, era l’unica vera risorsa per alleviare le fatiche del lavoro, compagno anche dei lavori tradizionalmente svolti dalle donne, ad esempio per trasportare le lunghe e pesanti pezze di stoffa fino alla sorgente di Grignano, dove si procedeva al loro sbiancamento lavandole e stendendole poi ad asciugare al sole, nei campi intorno.
Il 21 dicembre alle 16, al Museo della città e del territorio di Vetralla, si presenta il primo libro su Dante Paolocci (1849 - 1926) illustratore e fotografo vetrallese, molto noto ai suoi tempi per essere stato corrispondente dell’importante rivista “L’illustrazione italiana” dal 1876 al 1908, ma oggi purtroppo dimenticato.
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