Viterbo – Un milione e 100mila euro all’agenzia delle entrate.
Torna al sicuro una parte dei 4 milioni di euro provento della presunta frode fiscale scoperta dalla finanza.
Gli indagati hanno restituito circa un terzo della somma. Una trattativa-compromesso che non servirà a evitare loro un futuro processo penale, ma comporterà sicuramente sconti sulle accuse che, per ora, comprendono anche il pesante reato di associazione per delinquere. Oltre, ovviamente, allo sblocco dei fondi rimasti congelati finora.
Cinque società e una ditta individuale erano finite nel mirino delle fiamme gialle. Si tratta di aziende di Viterbo, Terni e Roma, tutte operanti nel settore delle costruzioni e infrastrutture per le reti ferroviarie. Sei i denunciati per frode fiscale, emissione e utilizzazione di fatture false e associazione a delinquere.
Stando alle indagini, un imprenditore viterbese avrebbe emesso una serie di fatture per operazioni inesistenti. In questo modo, nei bilanci delle società coinvolte comparivano spese mai sostenute. Un escamotage per abbattere il proprio reddito e pagare meno tasse. Con un vantaggio per l’imprenditore viterbese che avrebbe ottenuto il saldo di tutte le fatture, poi restituito al mittente, trattenendo per sé il 50 per cento dell’Iva.
Uno dei denunciati è il direttore di una nota radio romana senza incarichi in nessuna delle società coinvolte, ma con un compito ben preciso: cercava imprenditori in difficoltà, disposti a prestarsi a commettere frodi fiscali per pochi spiccioli.
Conti correnti per 2,8 milioni di euro furono bloccati dalla guardia di finanza ad aprile scorso. Fu il primo sequestro preventivo per equivalente eseguito in provincia di Viterbo. Un tipo di intervento introdotto dalla finanziaria del 2008, che ha consentito agli uomini del nucleo di polizia tributaria di assicurare somme all’erario prima che fosse troppo tardi. Missione compiuta, ora che una buona fetta è definitivamente tornata “cache” nelle casse dell’Agenzia delle entrate.
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