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Tarquinia - Bernardo Podda dopo la demolizione della sua rivendita di formaggi

“Pronto a marciare in mutande sull’Aurelia”

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Bernardo Podda in mutande sulle macerie del chiosco

Bernardo Podda in mutande sulle macerie del chiosco

Le ruspe al lavoro al punto vendita dei fratelli Podda

Le ruspe al lavoro al punto vendita dei fratelli Podda 

L'area dove c'era il punto vendita dei fratelli Podda

L’area dove c’era il punto vendita dei fratelli Podda 

Il chiosco dei Podda inizia ad essere smontato

Il chiosco dei Podda inizia ad essere smontato 

Patrizio Podda assistito all'interno del suo negozio

Patrizio Podda assistito all’interno del suo negozio 

Due lavoratrici del negozio Podda

Due lavoratrici del negozio Podda 

Il chiosco dei Podda inizia ad essere smontato

Il chiosco dei Podda inizia ad essere smontato 

L'intervento delle forze dell'ordine al chiosco dei Podda

L’intervento delle forze dell’ordine al chiosco dei Podda 

Bernardo e Patrizio Podda

Bernardo e Patrizio Podda 

Tarquinia – “Farò una marcia di protesta sull’Aurelia con quello che Sat mi ha lasciato. Quindi in mutande”.

Bernardo Podda, uno dei due fratelli proprietari del chiosco di formaggi all’incrocio dell’Aurelia con l’autostrada Roma-Civitavecchia, nel territorio di Tarquinia, che martedì è stato raso al suolo, si è fatto fotografare in mutande sopra le macerie del suo punto vendita.

Non si ferma la protesta dei due fratelli che sono rimasti in presidio per tutta la giornata e la notte di lunedì scorso davanti alla rivendita. Il giorno dopo all’alba, intorno alle 5, il blitz delle forze dell’ordine per far ragionale i due uomini che nel frattempo avevano minacciato gesti estremi, tra cui quelli di darsi a fuoco per evitare la demolizione dello stabile.

A nulla sono valse anche le trattative tra i Podda, il sindaco di Tarquinia Mazzola, la polizia e la Sat. Il chiosco ormai non c’è più.

Martedì pomeriggio le ruspe sono entrate in azione dopo una serie di negoziati che erano iniziati in mattinata i fratelli avevano presentato un ricorso urgente al Tar contro il provvedimento di abbattimento. “I nostri avvocati hanno presentato il ricorso al Tar il 17 alle 11,45 – dice Patrizio Podda -. Non più di un’ora dopo, sono state fatte delle affermazioni da parte di chi coordinava le operazioni di sgombero e le forze dell’ordine che anticipavano, grazie all’intervento di canali preferenziali, il contenuto della sentenza del Tar che non aveva accolto la nostra istanza. Si è inteso procedere nonostante il presidente non avesse ancora depositato gli atti. Un fatto gravissimo”.

Quindi la demolizione. “E’ stata data esecuzione a una fantasmagorica sentenza che, di fatto, non esiste – conclude l’imprenditore sardo -. Andremo a fondo e faremo tutto quello che c’è da fare in questi casi. C’è un problema grave in cui qualcuno, non so chi, dovrà assumersi le proprie responsabilità. Se la sentenza dovesse essere favorevole, ci costituiremo parte civile. Poi si vedrà”.

Intanto, salgono a sei i dipendenti dei fratelli Podda che hanno perso il lavoro dopo la rimozione del chiosco. Alle tre donne licenziate ieri si aggiungono tre operai che lavoravano nell’azienda agricola dei Podda e che sicuramente trascorreranno un brutto Natale.


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19 dicembre, 2013

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