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Viterbo - Il Nuovo centrodestra chiede un rimpasto in giunta, ma trova il no degli alleati - Oggi vertice di maggioranza - Il presidente: una soluzione entro il 10 gennaio o tutti a casa

Crisi in provincia, Meroi pronto a dimettersi

di Giuseppe Ferlicca
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Il presidente della provincia Meroi e il vice Equitani

Il presidente della provincia Meroi e il vice Equitani

Viterbo – Il Nuovo centrodestra scalpita, maggioranza di nuovo a rischio in Provincia.

Non è bastato l’ultimo rimpasto in ordine di tempo ad agosto e la tragedia tutta alla viterbese per eleggere dopo mesi il nuovo presidente del consiglio Francesco Bigiotti, a palazzo Gentili c’è chi non si sente adeguatamente rappresentato e chiede di cambiare qualche assessore.

Stamani è prevista una riunione per verificare la tenuta della maggioranza, in dibattito che si preannuncia particolarmente caldo.

Il gruppo che fa riferimento ad Angelino Alfano e che conta in giunta su tre assessori, compreso il vice presidente Paolo Equitani e su sei consiglieri, ritiene che le deleghe siano mal distribuite rispetto alla situazione che si è venuta a creare in consiglio provinciale, frutto degli ultimi spostamenti.

L’Udc, con soli due consiglieri, Francesco Bigiotti e Felice Casini (Meraviglia e Galli nel gruppo misto), ha in giunta due assessori e un presidente del consiglio. Fratelli d’Italia ha due consiglieri e due assessori, ma il gruppo di fatto non c’è più, visto che devono essere in tre per costituirsi.

E Torromacco ha lasciato il gruppo della Meloni per rientrare alla sua lista civica, poco dopo avere dato l’assenso, con la sua presenza in FdI, alla nomina di Federico Fracassini assessore.

Con i loro numeri, nel Nuovo centrodestra si sentono sottostimati. Quindi chiedono di rivedere la composizione della giunta.

Ma da Fratelli d’Italia, già in tempi non sospetti si erano dichiarati indisponibili a rimpasti. Stessa linea all’incirca adottata dall’Udc.

Il Nuovo centrodestra parte da un punto di vista condivisibile, rimpastare per ridurre il numero dei membri in giunta, dal momento che alcune competenze verranno meno per effetto della chiusura (se e quando ci sarà) delle province.

Principio che però si vuole applicare rimettendo in discussione un equilibrio precario e trovato a stento fra i partiti che appoggiano il presidente Meroi. In pratica la cura dimagrante la vorrebbero imporre agli alleati, con il fatto che non risultano più rappresentati in modo adeguato in consiglio. Criterio che nella prima Repubblica e in un ente che dovesse avere davanti a se anni (e non mesi) di vita, potrebbe avere un senso. Ne ha meno in questa fase dove le province stanno andando progressivamente verso il commissariamento.

E’ proprio necessario mettere in scena l’ennesimo teatrino della politica?

Una situazione incomprensibile a chi vive fuori dal palazzo e difficile, tutta nelle mani del presidente Marcello Meroi, che a quanto pare non sembra disposto a essere tirato per la giacca in una una nuova crisi.

Quindi o si sana la situazione con un’intesa o è pronto a dimettersi entro undici giorni.

Se il quadro è questo, vada dritto per la seconda che ha proposto e non aspetti nemmeno il 10 gennaio.

Giuseppe Ferlicca


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30 dicembre, 2013

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