Roma – Riceviamo e pubblichiamo – A Roma e nel Lazio si ècreato un sistema d’affari che ha bloccato il vero avvio della raccolta differenziata e l’affermassi di un ciclo virtuoso dei rifiuti per giustificare gli affari che ruotavano intorno alla discarica di Malagrotta e gli inceneritori.
A causa delle nostre battaglie contro inceneritori e discariche siamo stati messi all’angolo accusati di dire no a tutto.
Con l’inchiesta che ha portato all’arresto di Manlio Cerroni ed altre persone si comincia a comprendere come il sistema dei rifiuti nel Lazio e di Roma fosse basato su un meccanismo di affari che ha strategicamente voluto impedire l’avvio della raccolta differenziata con standard europei.
Il sistema funzionava in modo elementare: più ‘monnezza’ c’era da smaltire e bruciare e più si guadagnava, mentre, purtroppo, a pagare erano e sono ancora i cittadini. L’inceneritore di Albano è sotto inchiesta ma non è il primo; alcuni anni fa fu quello di Colleferro ad essere sequestrato dal Noe, con 13 arresti, tra cui anche un dirigente Ama, perché in quell’impianto venivano smaltiti (bruciati) tutti i tipi di rifiuti violando ‘tutte le norme previste’.
Parte dei rifiuti, come aveva verificato l’autorità giudiziaria, arrivavano ‘di nascosto’ dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi e in questo modo si conseguivano profitti illegali.
Questa inchiesta conferma quello che, noi Verdi, sul piano politico, sosteniamo da sempre: il ciclo de rifiuti non può basarsi su discariche e inceneritori sostenuti da soldi pubblici o finanziati da meccanismi perversi come il Cip6. Proprio contro il Cip6 dell’inceneritore di Albano noi Verdi facemmo una dura battaglia in Parlamento per impedire che venisse concesso il contributo pubblico: anche allora fummo crocifissi e bollati come ‘quelli del no’.
Bonelli
Coportavoce dei Verdi
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