Viterbo – Niente accordo sulla giunta e per questo mi dimetto.
I numeri tornano a scuotere la provincia. Marcello Meroi anticipa i tempi del decreto Salva Italia del governo Monti sull’abolizione delle province e lascia il suo incarico alla guida di Palazzo Gentili. Dimissioni motivate in una lettera al presidente dl consiglio Francesco Bigiotti. Alla base della scelta, la mancanza di condivisione non tanto sul programma, quanto sulla composizione della giunta. Meroi, però, sostiene di preferire gli interessi del territorio alle logiche politiche.
Ora, ci sono venti giorni davanti per portare a termine il lavoro amministrativo. Pur specificando di non essere più disposto a fare da mediatore, il presidente dimissionario lascia intravedere qualche spiraglio per evitare il commissariamento. Non senza ccondizioni…
“I motivi della mia decisione – dice Meroi – sono contenuti nel documento che avevo presentato alla maggioranza lo scorso dicembre. Avevo chiesto condivisione di programma, che oggi, per la verità, c’è stata e poi sulla composizione della giunta. Questo aspetto, invece, non ha trovato tutti d’accordo”.
In mattinata, Meroi ha incontrato i gruppi. Ognuno ha detto la sua. “‘C’erano due posizioni contrastanti: da una parte, il documento ufficiale del Nuovo centrodestra che chiedeva la riduzione degli assessori da sette a cinque e, dall’altra, quella del resto della maggioranza che voleva mantenere il numero attuale, pur concordando sulla riduzione delle spese. Posizioni inconciliabili“.
Da qui le dimissioni. “Mi era stato chiesto di prendere altro tempo, ma di tempo ce n’è stato anche troppo e ho rispedito l’invito al mittente. Non c’era motivo di portare avanti una situazione già analizzata a sufficienza. In alternativa, avevo proposto che mi dessero una delega in bianco per risolvere autonomamente il problema”. Anche qui non c’è stato accordo.”Avrei scelto io come comporre la giunta per quanto riguarda il discorso dei numeri, con la garanzia di accettare preventivamente la mia idea. La proposta non è stata accettata. Ne ho preso atto ed ecco perché mi sono dimesso”.
Incerto ora il futuro della Provincia. “Ho venti giorni per portare a termine atti, delibere e i progetti per le strade e le scuole e la questione dei precari. La mia esperienza, almeno per gli interventi che posso fare, si chiude il 2 febbraio. Se qualcuno ha idee migliori o vuole agire lo facesse pure”.
Meroi non risparmia frecciatine. Che succederà ora in provincia? “Senza polemizzare, ma la domanda su cosa accadrà adesso, non deve essere fatta a me, ma a chi compone la maggioranza. Ho detto la mia per cui, su un piatto ci sono risorse da destinare al territorio, tra cui, 8 milioni e mezzo per strade e scuole, due milioni 600mila euro per le opere pubbliche dopo i danni dell’alluvione del 2012 e fondi regionali. Sull’altro, ci sono legittime strategie politiche che, per me, hanno un valore di gran lunga inferiore. Privilegio dunque la soluzione di carattere amministrativo. Chiunque ha tempo di rivedere le proprie posizioni e condividere questa filosofia per il bene del territorio”.
Meroi sembra comunque lasciare aperto qualche spiraglio. “Non ho nessuna intenzione di mediare ancora soluzioni sui numeri – conclude -. Ho fatto le mie proposte e ho preso atto che c’è stato chi non le ha condivise. Se qualcuno ritiene di rivedere certe decisioni prese oggi, lo facesse. Sono sereno e tranquillo, perché credo di aver dimostrato, anche a quelli che sanno solo insultare, di aver fatto un gesto di coerenza e dignità”.
Paola Pierdomenico
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