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Viterbo - Coppie di fatto - Dibattito con le associazioni cattoliche e laiche in prima commissione

Ordine costantiniano: “Registro inutile e non interessa la cittadinanza”

di Giuseppe Ferlicca
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Arduino Troili e Renzo Salvatori

Arduino Troili e Renzo Salvatori

La prima commissione riunita sulle unioni di fatto

La prima commissione riunita sulle coppie di fatto

Stefano Scatena e Gianluca De Dominicis

Stefano Scatena e Gianluca De Dominicis

A sinistra Claudio Mori

A sinistra Claudio Mori

Marco Trulli ed Emanuela Dei

Marco Trulli ed Emanuela Dei

Carla Vanni

Carla Vanni

La prima commissione riunita sulle unioni di fatto

La prima commissione riunita sulle coppie di fatto

Renzo Salvatori

Renzo Salvatori

Maria Cristina Bisti

Maria Cristina Bisti

Melissa Mongiardo

Melissa Mongiardo

Viterbo – Finalmente stamani in prima commissione è stata fatta chiarezza sul registro delle coppie di fatto: “E’ inutile e non interessa la cittadinanza”.

Velocemente la notizia ha fatto il giro del mondo e a quanto pare, comuni dove lo strumento è stato approvato, pare che si stiano adoperando per abolirlo, dal momento che la dichiarazione di Bruno Dimitri del Sacro militare ordine costantiniano di san Giorgio è stata illuminante: “Si tratta di uno strumento inutile, che non interessa la cittadinanza”.

A quel punto i lavori della commissione, convocata per ascoltare le associazioni, poteva anche chiudersi lì, ma visto che il gettone di presenza per i consiglieri era pagato e le associazioni convocate, la presidente Melissa Mongiardo ha preferito comunque andare avanti.

Quindi le Acli con Renzo Salvatori, che prima preferirebbe parlare di povertà e non di un provvedimento: “Simbolico, ideologico, astratto”.

Oppure Andrea Filoscia di Scienza e vita, che bolla il registro come illecito e ingiusto: “E’ una discriminazione – spiega Filoscia – verso le famiglie fondate sulla Costituzione”.

Carla Vanni, del movimento Sì alla famiglia, ricorda invece al sindaco Michelini, presente alla seduta, quali siano i suoi compiti. O meglio, quali non siano: “Il comune non ha competenza in simili iniziative – osserva Vanni – sono questioni da dibattere in Parlamento”.

Sulla stessa linea, Azione Cattolica, Forum famiglie, Unione cattolica stampa italiana, ma l’elenco è lungo. Una ventina le associazioni presenti. Qualcuna, come si scoprirà alla fine, probabilmente non doveva nemmeno esserci. Iscritta come la Virtus Pilastro, all’oscuro del suo presidente.

A difendere l’istituzione del registro, fra le altre, l’Arci, Solidarietà Cittadina, l’Usb, Associazione psicologi, Scuola università e ricerca.

“Ascoltando alcune persone parlare – dice Emanuela Dei (Arci lesbica) – la mia compagna mi ha chiesto: perché ce l’hanno con noi? Come associazione ho voluto premere perché si discutesse dell’argomento e a Viterbo per la prima volta si è aperto un dibattito, ma ora sono stufa, mi metto da parte”.

C’è chi non ha timore di raccontare la sua storia: “Io 42 anni fa – spiega Claudio Mori (Meet up matrimonio paritario) – ho fatto una scelta, avere una famiglia, un matrimonio con una donna. Era l’unica scelta possibile, nonostante fossi capace d’amare uomini. Una possibilità che mi è stata negata. Per questo oggi il registro va approvato. E’ un segnale.”

Piccolo, ma pur sempre segnale. “Nulla di fronte ai problemi che hanno le minoranze – spiega Maria Immordino (Solidarietà Cittadina) – ma va dato e non mette in discussione la famiglia tradizionale.

Chi governa non deve lasciarsi condizionare dal pregiudizio personale. Nessuno va lasciato solo con le proprie difficoltà, è questo lo scopo di un buon governo”.

Non c’è nessuno scontro fra famiglia tradizionale e le unioni di fatto. Lo ribadisce anche Benigni di Scuola università e tradizione, ma fra le associazioni d’ispirazione cattolica il messaggio non passa.

“Ho sentito – spiega Rossella De Paola – discorsi discriminanti e omofobi. Condanniamo Putin per le sue leggi, poi noi che facciamo?

Perché un cittadino non deve essere libero? Nessuno sta dicendo che non ci si deve sposare in chiesa, cosa c’entra la religione in tutto questo? Siamo in un paese laico.

Come cittadina chiedo ed esigo che questa cosa sia approvata. Anche se ne dovesse beneficiare una sola persona andrebbe comunque bene. Non esistono diritti grandi o piccoli”.

E’ un simbolo. “E i simboli – sottolinea Stefano Scatena (Associazione psicologi) – permettono il riconoscimento”.

Alla fine hanno parlato tutti, ma non si è capito a beneficio di chi. Probabilmente nessuno. Il registro deve di nuovo tornare in commissione, per discutere del regolamento.

Giuseppe Ferlicca

 


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16 gennaio, 2014

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