Gradoli – (s.m.) – Intossicati in massa dal pesce di lago.
Si è svolta ieri la prima udienza del processo a due ristoratori di Gradoli, accusati di aver somministrato del pesce infestato da un parassita.
Succedeva tra il 17 e il 23 luglio 2011. Come antipasto, il menu prevedeva una specialità locale: carpaccio di pesce di lago. Delizioso, ma indigesto: più di sessanta persone sono finite in ospedale dopo l’abbuffata. Tutte con gli stessi sintomi – febbre, debolezza, dolori alle ossa – e identica diagnosi: infezione da opisthorchis felineus, un parassita che può trovarsi nel pesce d’acqua dolce crudo.
39 le persone che hanno sporto denuncia, alcune delle quali già costituite parte civile. Una di queste, rappresentata dall’avvocato Stefano Clementi, ha chiesto danni per 50 mila euro. Oltre agli immediati effetti collaterali, i commensali hanno lamentato malessere anche a distanza di tempo: qualcuno ha dovuto abbandonare l’attività fisica a causa di un perdurante senso di debolezza.
Per alcuni, del resto, la prognosi è stata anche superiore a quaranta giorni, con ricovero in ospedale al reparto malattie infettive e una lunga terapia farmacologica.
Ai ristoratori si contesta il mancato controllo e approvvigionamento di materia prima da fornitori selezionati e, quindi, la violazione della normativa sulla rintracciabilità degli alimenti. In pratica, devono rispondere di lesioni colpose e commercio di sostanze alimentari nocive.
Dopo l’indagine dei Nas e la denuncia, l’inizio del processo era fissato per ieri davanti al giudice del tribunale di Viterbo Federico Bona Galvagno. Ma l’avvocato della difesa Pietro Pesciaroli ha fatto rilevare un difetto nel decreto di citazione a giudizio. Motivo di rinvio dell’udienza a ottobre, quando si aprirà ufficialmente il dibattimento con l’ammissione delle prove ed eventuali nuove costituzioni di parte civile.
L’ingestione di carni contaminate dall’opisthorchis può provocare patologie anche molto gravi, come la cirrosi epatica o alcune forme di tumore. L’unico modo sicuro per prevenire l’intossicazione è cuocere accuratamente il pesce o congelarlo a -20 gradi per una settimana, come stabilito dalle procedure edite dal ministero della Salute.
Altri trattamenti quali la marinatura, la salagione, l’affumicatura, etc., non neutralizzano il parassita.
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