Viterbo – Procedono i lavori di recupero alle due cappelle dipinte all’interno della chiesa di Santa Maria Nuova.
Tecnici sono al lavoro sul più antico dei due dipinti e che rappresenta una Crocifissione. “Entro febbraio – anticipa Luigi Manganiello presidente della Banca di Viterbo – contiamo di concludere e passare al secondo.
Già ora si vedono i primi risultati sui colori.
Si tratta di un intervento importante, in assenza del quale l’opera avrebbe subito ulteriori deterioramento”. Il recupero è parte del progetto “Viterbo città d’arte del Rotary Club, con il sostegno della Banca di Viterbo. “Secondo lo storico dell’arte Italo Faldi – ricordano Emanuele Joppolo e Adolfo Gusman – le pitture della cappella funebre ad arcosolio, realizzata nel 1293 per commemorare la morte del nobile viterbese Monaldo di Forteguerra, sono le uniche testimonianze presenti a Viterbo delle innovazioni stilistiche apportate dalla rivoluzione estetica, avviata da Cimabue, Giotto e Cavallini.
Si tratta di una crocifissione di chiara impronta cimabuesca”.
Rimosso il sottile strato di sporco, dopo l’intervento di pulitura, si è subito apprezzata la differenza.
“In particolare – continuano – una vivacità cromatica, paragonabile solo al ciclo di pitture rinvenuto recentemente sotto al duomo di Siena. Questi ultimi dipinti furono eseguiti durante gli anni 70-80 del XIII secolo. Come a Siena, anche nella chiesa di Santa Maria Nuova, la tavolozza usata dalle maestranze presenta colori preziosi e sgargianti, quali l’azzurrite per il cielo e per la veste della Vergine, il verde malachite, il cinabro, il minio e molti altri pigmenti.
Altri elementi avvicinano la cappella dipinta di Viterbo con il ciclo pittorico senese, ad esempio l’inconsueta croce a “y”, oppure gli apparati architettonici scialbati con un sottile strato d’intonaco e dipinti a finto marmo, dai colori spiccatamente luminosi”.
Attualmente gli operatori del restauro, diretti da Emanuele Ioppolo, stanno procedendo nella fase più difficile del lavoro, riequilibrare il fondo nero, molto deteriorato, che un tempo doveva ospitare il cielo azzurro. Simultaneamente, le indagini diagnostiche eseguite dal Laboratorio Michele Cordaro dell’Università della Tuscia, diretto da Ulderico Santamaria, e condotte da Claudia Pelosi e Giorgia Agresti, stanno restituendo i primi risultati scientifici.
Gli aspetti più propriamente storico-artistici sono in fase di studio da parte di Giannino Tiziani, funzionario di zona per la Soprintendenza dei Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, istituto che, in questo lavoro, ha il ruolo di alta sorveglianza.
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