– “Una bella sfida”.
Così Antonio Giuliani, popolare attore comico romano, definisce la sua esibizione nel Flauto magico di Mozart in programma al Tuscia operafestival. Un ruolo diverso da quello per cui è conosciuto dal grande pubblico, abituato ad ascoltare i suoi monologhi in romanesco.
Pubblicità di ogni tipo. Situazioni di vita quotidiana della sua Roma. Persone normali, incontrate per caso. Tutto questo passa sotto la sua lente satirica e da, buon osservatore, descrive ogni cosa nei suoi aspetti più veri. Con ironia. Ma stavolta c’è poco da scherzare, quello che si esibirà sul palco del Tuscia operafestival sarà tutto un altro Giuliani.
Userà la voce, sì, ma per accompagnare l’ascolto e la visione dell’opera. “Ho accettato questa opportunità – afferma Giuliani ai micorfoni di Tusciaweb –, perché sono convinto che questa occasione mi farà crescere come artista. Sarà una rappresentazione importante, con il maestro Vignati, un’orchestra e grandi attori. E’ una prova e io amo mettermi alla prova.
Sono molto emozionato, ma magari una volta salito sul palco mi calmerò – dice -. Credo in questa cosa, perché spesso il cabarettista è visto solo come quello che deve far ridere per forza la gente. Non disprezzo assolutamente. Anzi. Sono orgoglioso del lavoro che faccio e veder ridere le persone è una delle cose più belle del mondo. Ma bisogna tenere conto che il percorso di un artista va al di là, perché è fatto di altri aspetti dello spettacolo che permettono di crescere professionalmente. Sono contento e orgoglioso di fare questa voce”.
Ma qual è il rapporto di Giuliani con l’opera?
“Mi piace molto ascoltare la musica, ma – ammette – per me, si tratta del primo approccio. Cercherò di metterci l’anima senza eccedere perché, spesso, il comico tende a fare sempre qualcosa di più. Speriamo bene”.
Dunque, conosceva il Tuscia operafestival?
“Sì, è una manifestazione molto importante e conosciuta e sapevo di cosa si trattasse. Quando sono stato contattato – ironizza – stavo per attaccare il telefono. No, ragazzi e basta co’ ‘sti scherzi – afferma, giocando -. Non possono volere me, ho pensato, e stavo per rinunciare. Dopo le 2500 telefonate, c’ho creduto e ho accettato. A parte gli scherzi è stata una bellissima sorpresa”.
Il Tuscia operafestival è legato al progetto, Impariamo l’opera, che mira ad avvicinare i ragazzi a questo genere musicale. Anche lei lavora con i giovani grazie al suo laboratorio teatrale. In cosa consiste e che importanza hanno iniziative del genere nella crescita dei ragazzi?
“Dopo cinque anni di richieste al Comune di Roma – dice Giuliani – sono riuscito a ottenere il teatro di Tor Bella Monaca.
Sono in molti a pensare che sia una struttura “buttata lì”, in cui ci sono delinquenti. Ma la realtà è un’altra. Il teatro è stato ristrutturato ed è bellissimo. All’interno faccio un corso completamente gratuito per trenta ragazzi. Sono quasi la mia famiglia.
La selezione dei partecipanti era aperta a tutti e quel giorno si sono presentati in migliaia. Li ho scelti non in base alla bravura o al curriculum, ma prendendo dei “ragazzi di strada”, che non vuol dire per forza delinquenti. Si tratta, infatti, di quei giovani che impiegano male il loro tempo libero. Attraverso questo progetto io tolgo loro quel tempo e li faccio lavorare per otto ore al giorno, insegnando loro le basi della nostra professione, anche dal punto di vista pratico: la firma dei contratti e l’iscrizione all’ufficio di collocamento. Alla fine metteranno in scena una commedia scritta e diretta da me e li pagherò con un minimo sindacale”.
Dopo cinque anni, Giuliani, torna dunque a Viterbo, dove aveva vissuto per oltre un mese nel corso delle riprese del film di Pierfrancesco Pingitore, Imperia. L’appuntamento è per il 22 luglio a piazza San Lorenzo.
Prima di andarsene, però, l’attore fa riemergere la sua vena comica e trova lo spazio per una battuta.
Anto’ ma oggi pe’ riconoscete a lo specchio, te sei dovuto confronta’ co’ la carta d’identità? “Proprio così – risponde -. Ieri ho fatto ‘na serata e so’ annato a dormi’ alle 4, quindi stammatina pe’ capi’ che ero io me so’ dovuto specchia’ coi documenti vicino e la foto sui documenti ancora c’aveva l’occhi chiusi, pensa te!”
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