Viterbo – Una volta c’era il pentapartito, oggi c’è, anzi potrebbe esserci, la pentagiunta.
Pare che dopo innumerevoli sforzi, decine di riunioni, centinaia di telefonate e un infinito numero di veti incrociati, in provincia i partiti dell’allegra coalizione Meroi, siano arrivati a una soluzione della perenne crisi a palazzo Gentili.
Accordo su una squadra composta da cinque assessori: due al Nuovo centrodestra e uno ciascuno a Fratelli d’Italia, Forza Italia e Udc.
In realtà, il capogruppo Ncd Capitoni avrebbe preferito che al suo partito rimanessero i tre ante giunta tecnica (Equitani, Fraticelli e Staccini) e non due, a costo di portare a sei la giunta, che prima dell’arrivo dei tecnici era a sette.
Più che gli alleati, a convincere l’Ncd sarebbero stati i numeri.
I piani dell’Ncd sono stati rovinati dall’arrivo del gruppo di Forza Italia. Partito con Alfio Meraviglia e Francesco Urbanetti, ha visto l’adesione anche di Francesco Galli e la quasi adesione di Salvatore Serra.
Con un potenziale di quattro componenti, per numero viene subito il Nuovo centrodestra, a quota cinque. Un solo consigliere di differenza non giustifica tre assessori. Da qui la rinuncia a uno.
Un dibattito basato su principi d’alta politica. Questo passa il convento a palazzo Gentili.
Se l’intesa a cinque dovesse passare, in giunta, significherebbe dare il benservito ai quattro tecnici attualmente in servizio in provincia. Molto precari.
Nel Nuovo centrodestra, scontato il rientro di Paolo Equitani, mentre il secondo va scelto tra Staccini e Fraticelli.
Forza Italia potrebbe schierare Urbanetti, l’Udc Andrea Danti, mentre Fratelli d’Italia, Federico Fracassini, salvo un improbabile ripescaggio di Piero Camilli, dopo il suo recente addio alla politica.
L’idea della pentagiunta è maturata in un incontro ieri mattina con il presidente Marcello Meroi.
Che possa davvero tenere, è tutt’altro che scontato.
Tanto per cominciare, la seduta di oggi di consiglio provinciale, convocata per discutere la situazione politica, è fortemente a rischio.
Destinata a saltare per mancanza del numero legale e non per colpa della minoranza. La storia, anzi, la crisi continua.
Giuseppe Ferlicca
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