Viterbo – (g.f.) – Ripresa, niente di nuovo sotto il sole della Tuscia.
L’indagine congiunturale Federlazio sul secondo semestre 2013 fotografa una situazione di stallo, con il superamento della crisi ancora lontano e timidissimi cenni di miglioramento sul fronte del mercato interno.
Le speranze del presidente Rino Orsolini, alla sua ultima indagine congiunturale, il suo mandato scade a maggio, sono tutte riposte nel nuovo governo Renzi. Sperando che faccia, diversamente dai suoi predecessori, quello che ha promesso e soprattutto nei tempi stabiliti.
Al governo c’è Renzi, al comune di Viterbo c’è Michelini. A ottobre, presentando i dati del primo semestre 2013, tanto Orsolini, quanto il direttore Giuseppe Crea, al nuovo inquilino di palazzo dei Priori avevano mandato a dire che serviva un’accelerata.
A cinque mesi di distanza, c’è stata? Non proprio. Il primo cittadino si deve dare una mossa. “Da parte del sindaco – spiega Orsolini – ci vuole più decisionismo, un po’ più di piglio. Va bene tutto.
Anche sulla chiusura del centro, ma serve programmazione, ascoltare tutti. Esiste uno studio sul traffico?”.
La volta scorsa Federlazio aveva puntato molto sul recupero delle ex terme Inps. “Mi sono segnato la data – spiega Orsolini mentre controlla sull’agenda – l’assessore aveva detto che in sei mesi il cantiere all’impianto termale sarebbe partito. Da ottobre, il termine scade a maggio. Io mi aspetto che apra.
Ci rivedremo per quel periodo, e vedremo quello che è stato detto e quello che non sarà avvenuto. Perché sono certo che i lavori non partiranno”.
Da socio sostenitore, poi Orsolini sostiene che Caffeina debba rimanere a Viterbo, mentre sulla situazione economica: “Con la crisi dobbiamo farci i conti – osserva Orsolini – ma gli imprenditori sono pronti a ripartire e il governo Renzi è l’ultima speranza.
Il suo decisionismo speriamo che lo mantenga. Se va avanti con quello che ha detto, siamo fiduciosi, perché gli ultimi tre anni per le imprese, da Berlusconi a Letta, passando per Monti, sono stati deleteri”.
La ricetta di Orsolini è, subito la modifica sul fronte lavoro, con le imprese che devono cominciare a riassumere: “Ma a tempo indeterminato non è più possibile, servono sgravi a contributi per un certo numero di anni.
Bene la legge elettorale, ma chi sta in cassa integrazione, di come si vota non gliene importa nulla”.
Quindi il problema dei problemi: “Burocrazia e tasse ci uccidono. Altro che il 55%, siamo all’88% di tassazione”.
L’analisi congiunturale, su un campione di 350 imprese Federlazio, di cui 46 nella Tuscia, è chiara: “Siamo in una fase di stallo – osserva il direttore Giuseppe Crea – con segnali flebili e incerti di ripresa.
Rallenta l’export, mentre c’è qualche timido segnale di miglioramento sugli ordinativi interni. L’occupazione tiene, così come il fatturato”.
Sul fronte lavoro, il dato della cassa integrazione fa riflettere: “Le ore sono scese del 31% – spiega Crea – dato superiore a quello di Regione e nazionale – quella ordinaria ha un decremento del 51,2%, la straordinaria meno 26% e quella in deroga, meno 0,8%”.
Non c’è molto da stare allegri, vuol dire che in larga parte le aziende, anche se in situazioni di difficoltà, hanno esaurito possibilità di cassa integrazione e qualcuna chiude.
“Rallentano anche gli investimenti – osserva Crea – un problema cui ha influito anche il ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione.
Alle imprese poi abbiamo chiesto cosa rende meno competitive rispetto all’estero le loro attività. Due risposte messe insieme, pressione fiscale e burocrazia, sommate fanno il 49%”.
In questo quadro, le previsioni sui prossimi sei mesi non possono che essere incentrate alla massima cautela.
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