Nepi – Riceviamo e pubblichiamo – Nel 1861, poche settimane dopo la proclamazione dell’unità d’Italia moriva Cavour. Egli non era mai stato più a sud di Firenze e non rientrava tra i suoi propositi l’unità d’Italia, eppure essa si rese possibile, grazie all’opera intellettuale e militare di tante persone anche profondamente diverse tra loro. Ciascuno con le proprie convinzioni e capacità, s’adoperò per il raggiungimento dell’obiettivo: la libertà.
L’Italia appena unita era qualcosa d’ ingovernabile: ignoranza, povertà, squilibri tra nord e sud, diversità di mentalità e persino di linguaggio.
Nonostante tutto i primi quindici anni di vita unitaria, tenuto dall’ala moderata erede di Cavour, si meritò l’appellativo di “destra storica” a significare la funzione decisiva che ebbe, per l’onestà e il rigore, tanto da costituire un esempio che gli storici definirono, mai più eguagliato nella storia dell’unità d’Italia.
In un paese appena unificato, la lotta politica non si faceva su programmi definiti ma s’ imperniava su singole personalità.
Oggi grazie ad un più alto livello culturale che ci accomuna tutti, una politica che ruota attorno alla personalità, o peggio, al culto della personalità, non piace a nessuno.
Soprattutto non piace al Ncd nato, con lo scopo di promuovere idee e valori che fanno riferimento al Ppe. Nel 1919 dopo la prima guerra mondiale, in Italia riuscì ad emergere un gruppo d’avanguardia che s’adoperò in materia di questione sociale, si dedicò alle problematiche della classe operaia, condannò il socialismo per riaffermare l’ideale della concordia fra le classi sociali.
Facevano parte di un’istituzione che fu anche l’unica a supplire ai fenomeni di disgregazione sociale e di perdita d’ identità indotti dall’industrializzazione di quel tempo. Questi arditi avevano una struttura organizzativa capillare, quella delle parrocchie, delle associazioni caritative, dei movimenti di azione cattolica: il movimento democratico-cristiano di allora, era audacemente riformatore riempì la società di contenuti democratici (suffragio universale e decentramento amministrativo) e si costituì in partito il partito popolare italiano guidato da don Luigi Sturzo. La classe dirigente cattolica e moderata, mantenne vivo il fermento democratico e liberale in Italia, promosse quelle riforme che spinsero al raggiungimento, nel 1913 (governo Giolitti) delle prime elezioni a suffragio universale seppur solo maschile.
Nel secondo dopo guerra il più grande partito d’Italia la Dc (35,2% dei voti) sfornò personalità eccellenti come De Gasperi. Risollevò l’Italia dalle ceneri delle macerie firmando quel trattato di pace a Parigi, dove l’Italia da nazione sconfitta quale era, divenne la linea di confine tra i due mondi (USA-URSS). La scelta di aderire al Patto Atlantico garantì benessere, democrazia e liberalismo. 1861, 1919, 1945 momenti veramente difficili e di crisi in cui l’Italia usciva rotta da guerre che l’avevano vinta.
Oggi si parla tanto di crisi, ma la vera crisi sta nel non credere più nella politica, in quei valori di democrazia, di alternanza, di dialogo costruttivo che hanno da sempre caratterizzato il partito dei moderati.
Il circolo del Nuovo Centrodestra: “Nepi Popolari Riuniti” è nato con lo scopo di rilanciare le idee di libertà e democrazia e i valori umani e sociali del Partito Popolare Europeo a cui apparteniamo. Non siamo nati per appropriarci di un pezzettino di partito, non ci interessa.
La nostra realtà rappresenta una rinascita che va in contrasto con l’assurda proliferazione di micro partiti che hanno come unico scopo la coltivazione del proprio misero orticello, espressione di tanti piccoli leaders che vogliono solo far contare i pochi voti che rappresentano.
Noi che abbiamo memoria della nostra storia, non possiamo accettare un simile declino. C’è stato un tempo in cui l’Italia ha giocato un ruolo forte in Europa. Era il tempo dei grandi partiti: Dc, Psi, Pci. Era il tempo del dialogo e della distensione. Per tornare ad essere grandi, dobbiamo costruire un grande partito dei moderati che ci consenta di essere considerati in Europa, di offrire una prospettiva per il futuro delle generazioni che verranno.
Molti gridano che è tempo di cambiare. Noi diciamo che è tempo di costruire, d’impegnarsi, con passione e lungimiranza verso la politica, quella vera, quella che è arte nobile del vivere umano e civile. Siamo convinti che la gente debba poter scegliere:
– programmi chiari, realizzabili, attinenti alle reali necessità della vita umana;
– uomini/donne di dialogo, capaci, pieni di passione e voglia di fare.
Siamo pronti a confrontarci con un Pd solcialdemocratico che speriamo sappia essere un vero partito dell’alternanza che ancora non c’è. Siamo convinti che molti giovani ci seguiranno. Chiunque si senta in sintonia con i valori della nostra storia, con le nostre idee e i nostri propositi, avrà il nostro appoggio. A Nepi da tempo i partiti dormono, sembrano spenti e privi di contenuti. Noi abbiamo grinta da vendere!
Per cambiare ci vogliono idee nuove. Per costruire bisogna cooperare. Per realizzare bisogna lavorare. Il Nuovo Centrodestra vi chiama a raccolta.
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