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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentilissimo Leonardo Michelini,
non mi rivolgo al sindaco della mia città, ma all’uomo di terra. Mi permetta questa licenza semantica, che meglio esprime la sua storia umana e professionale. Uomo di terra che è vissuto nella terra, che conosce il valore di un albero, come compagno di gioco, come amico sempre presente.
Uomo di terra, che si è realizzato avendo cura della terra, della sua forza e della sua bellezza, addomesticandola per far crescere nuovi frutti di terra. Uomo di terra che ha guidato altri uomini di terra per anni, organizzandoli, difendendoli, cercando vie nuove perché continuassero ad essere i custodi della terra.
Una terra che ha un nome antico, che ha nel suo simbolo una stella un ramo di olivo e uno di quercia.
Alberi forti, profondamente diversi. L’uno, l’olivo, che ha bisogno di essere curato, addomesticato per meglio produrre l’olio. L’altro la quercia che cresce da solo, che non devi potare, che maestoso protegge gli uccelli e dona ombra e bellezza alla terra.
Alberi che presto verranno distrutti, qui, nel mio quartiere, dove altri uomini hanno deciso di costruire un’opera necessaria per tutti, ma forse nel posto sbagliato.
Non credo che, ormai, si potrà scegliere un altro luogo per questa costruzione; la gara pubblica è partita, le carte sono apposto. Ma l’uomo di terra può impedire che ad almeno tre querce secolari vengano tagliate radici antiche, per poi essere sradicate, abbattute, uccise. Può impedire che accanto ad esse venga costruito un palazzo di 14 piani, messo lì quasi a voler gareggiare con loro, ma che non può servire ad altro che a rubargli il sole.
Tutto questo forse non le sarà facile come sindaco della mia città, ma come uomo di terra non potrà rimanere sordo a queste mie poche parole.
Io non rappresento il mio quartiere, non organizzo proteste, ma scrivo all’uomo di terra, da uomo di terra, per difendere la terra e quanto contiene.
Luigi Tozzi
Cittadino di (questa) terra
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