– Un omaggio alla commedia plautina, un lavoro che introduce la formula dell’en travestì, ampiamente utilizzata nella commedia dal ‘500 ai primi dell’ ‘800. E’ “Truculentus”, in scena domani sera per la rassegna “Teatri di Pietra” alle 21,15 all’anfiteatro di Sutri, con Elena Brigliadori e Sebastiano Tringali per la regia di Aurelio Gatti e Riccardo Diana.
La trama di questa opera, lavoro della tarda maturità plautina, risulta piuttosto complessa e sembra privilegiare, rispetto alla comicità immediata delle battute, quella più raffinata che deriva proprio dall’intricato evolversi della vicenda.
Largamente lacunosa, prende il titolo dal nome del rustico e brutale Truculento, “nome parlante” che in latino significava “zoticone, violento” – da cui poi in italiano “truculento”-, che si riferisce al carattere del personaggio, dapprima misogino ed infine sedotto suo malgrado dalla serva Astafio.
Gli altri personaggi, tutti corrispondenti ad un tipo umano, sono: Diniarco, l’adulescens, cioè il giovane di città; Stratofane, il soldato spaccone e Strabace, il contadino padrone di Truculentus. Tutti e tre sono perdutamente innamorati di Fronesio, una cortigiana ateniese. Minore importanza hanno Ciamo, il servo di Diniarco, la pettinatrice di Fronesio, varie altre figure di servi, il vecchio Callicle, mentre non può essere dimenticata Astafio, la scaltrissima serva personale di Fronesio.
I tre uomini, Strabace, Stratofane e Diniarco, si aggirano davanti all’abitazione di Fronesio, che è sempre pronta ad accogliere i suoi spasimanti, purché le portino grandi compensi in denaro: in apertura di scena è proprio Diniarco, il giovane di città, a lamentarsi del fatto che, appena conosciuta Fronesio, poteva godere dei suoi favori in esclusiva, grazie ai suoi poderi, ora invece, dopo aver speso tutto in regali, si ritrova soppiantato dal più ricco Stratofane.
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