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Cultura - Viterbo - Ritrovate emergenze archeologiche

Valle Faul è una miniera di reperti

di Silvio Cappelli
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I ritrovamenti archeologici a Valle Faul

I ritrovamenti archeologici a Valle Faul

I ritrovamenti archeologici a Valle Faul

I ritrovamenti archeologici a Valle Faul

I ritrovamenti archeologici a Valle Faul

I ritrovamenti archeologici a Valle Faul

Viterbo – E’ normale che nella valle di Faul si ritrovino antichi manufatti, frammenti di ceramiche o pietre lavorate. Più si scava e più si trova.

In un sito che può considerarsi il concentrato di storia dell’intera città di Viterbo, tra il palazzo papale e l’antica chiesa di Santa Maria delle Ginestre, a due passi dal sito archeologico di Poggio Giudio fuori Porta Faul, ci si deve aspettare che le ruspe facciano riemergere dei veri e propri “beni culturali”.

E prima di dire che le cose ritrovate sono di scarso interesse storico e artistico bisogna riflettere, studiare e capire che cosa abbiamo di fronte.

Che cosa è un bene culturale, per fortuna, ce lo ha indicato la commissione Franceschini, che prende il nome dal suo presidente, istituita dal parlamento italiano con legge 26 aprile 1964 n.310. Bene culturale, da quel giorno, E’ “gni bene che costituisca testimonianza materiale avente valore di civiltà”.

E gli antichi manufatti ritrovati nella valle di Faul sembra proprio che abbiano “valore di civiltà”. Sicuramente sono opera dell’uomo e costruiti, non si sa bene quando, con pietre lavorate di diversa provenienza. Tra le diverse ipotesi potremmo essere di fronte ad una cisterna d’acqua usata per l’irrigazione dei campi oppure di fronte ad un’antica costruzione adibita ad abitazione oppure a magazzino. Il tutto costruito con pietre provenienti, probabilmente, dal recupero di materiali usati per fabbricare altre opere murarie.

In ogni caso bisogna capire che cosa abbiamo di fronte. Meglio sarebbe interessare la Soprintendenza per la tutela del patrimonio culturale e ambientale e, visto che ce l’abbiamo in casa, anche la facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’università della Tuscia.

Avere certe professionalità eccellenti in loco e non avvalersene è un po’ come il calzolaio che gira con le scarpe rotte.

E nella Valle di Faul di sorprese ne potrebbero uscire tante. Basti pensare che alcuni frammenti della trabeazione mancante in una parte della Loggia dei Papi, bifore e colonnine comprese, potrebbero essere rimaste sepolte sotto terra dopo il crollo. Basti pensare che il riempimento della Valle di Faul fu ultimato con le macerie delle case viterbesi bombardate durante la seconda guerra mondiale: portali in peperino, colonne, scalini, camini, antiche ceramiche, avanzi di “butti” medioevali e ogni altro genere importante di materiale.

Senza considerare che nella Valle di Faul si disputava il Palio di Viterbo e si tenevano parate militari. Anche gli assalti al Castello di Viterbo, prima dell’ampliamento della cinta muraria, avvenivano in questo luogo considerato “extra Viterbium”. Chissà che cosa sarà rimasto sotto terra?

Anche Pierpaolo Pasolini, come un profeta, ci ammonì durante un’intervista rilasciata nel 1974: “[…] Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. […] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione […]”.

Ha valore e va difeso, dunque, anche il “muretto” ritrovato nella Valle di Faul perché è testimonianza materiale avente valore di civiltà.

Silvio Cappelli


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20 marzo, 2014

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