Viterbo – La via d’uscita dalla crisi, al momento passa per Viterbo. Qualche segnale comincia a vedersi, più nella Tuscia che altrove nel Lazio. Lo rileva l’indagine congiunturale della Cna. Segnali che infondono speranza, anche perché è la prima volta che si vedono negli ultimi cinque anni.
Tuttavia, per festeggiare, è meglio attendere, anche se come sottolineato da Lorenzo Tagliavanti, direttore Cna Roma e Lazio: “Una rondine non fa primavera, ma è pur sempre una rondine”.
Meglio accontentarsi. “Viterbo – dice Stefano Fantacone direttore del Centro Europa ricerche – è fra quelle province in cui gli imprenditori stanno indicando una possibilità d’uscita dalla crisi, anche se si confermano le criticità nell’accesso al credito, le difficoltà nel mercato del lavoro ed è una provincia ancora indietro nella media per investimenti.
Solo il 15% ritiene che questi ultimi saranno in crescita, percentuale comunque maggiore rispetto al passato”.
E’ il momento in cui tutti devono fare la loro parte, compresi gli enti pubblici. A Viterbo da quasi un anno c’è una nuova amministrazione comunale.
Adesso il periodo di rodaggio è finito e ci vuole un’accelerata su temi importanti”.
Uno fra i più dibattuti è il centro storico. “Lunedì avremo un incontro con nostri imprenditori e l’assessore Ricci – anticipa Melaragni – negli anni passati non era mai accaduto.
Fra i nostri associati non tutti sono contrari alla ztl in centro, anzi”.
Ma tutti devono fare i conti con il momento tutt’altro che favorevole. “Occorrono interventi sulla fiscalità – precisa Melaragni – agevolazioni. Una nostra associata voleva investire, rifare le vetrine. Ce lo aveva detto prima di Natale, poi passate le feste, ha deciso di non farlo più, visto l’andamento delle vendite.
Questo a prescindere dall’esistenza di stanziamenti a fondo perduto. Occorrono altri incentivi, come l’abbattimento dell’Imu in presenza d’interventi di riqualificazione”.
L’indagine congiunturale Cna nel Lazio ha interessato cinquecento aziende, ventidue nella Tuscia. “Qualche segnale di uscita almeno dalla fase più acuta della crisi si comincia a vedere – continua Stefano Fantacone – a livello regionale e maggiormente accentuato nel viterbese. Gli elementi che abbiamo raccolto ci fanno dire che la recessione propriamente detta è finita, ma non ci dice quale sia intensità della ripresa e le prospettive di crescita comunque rimangono modeste”.
Pochi gli investimenti previsti, il 70,2% delle imprese non prevede di farne e solo il 21,6% è dell’idea contraria.
E’ comunque il dato più alto negli ultimi cinque anni”.
Ancora critiche a Viterbo le condizioni d’accesso al credito, mentre dovendo guardare avanti c’è un po’ di sano ottimismo: su dieci imprese, quante pensano gli imprenditori, che chiuderanno nel 2014? Una per il 7,6%, 2 per 22,8%, 3 per il 21.5%, ma più il numero sale e più la percentuale cala, fino ad arrivare da 7 in su a solo l’1 per cento circa.
Cosa chiedono le imprese alla politica in questa fase? “In larga parte – precisa Lorenzo Tagliavanti– interventi per ridurre una pressione fiscale troppo alta e che sta bloccando lo sviluppo. Se c’è un euro, ora è da investire sull’impresa, è il momento.
Occorre pigiare sul pedale del gas, così facendo aumenta ottimismo, predisposizione assumere, a fare investimenti”.
Con imprenditori e artigiani che devono convivere con una nuova normalità.
“Lo scenario è diverso rispetto al passato – osserva il presidente Cna Angelo Pieri – nella crisi serve essere veloci nel cambiamento e adattarsi. Si salva chi si adatta all’ambiente e fa evolvere la propria impresa.
La crisi ci impone di convivere con un nuovo modello di normalità, che non è più quello di un tempo”.
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