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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Alcuni giorni fa mi sono dovuto recare a Bologna per lavoro e ho deciso di utilizzare i treni.
Consultando l’orario, l’unico modo per raggiungere il capoluogo romagnolo per le 9, è stato quello di arrivare a Orte con la macchina per poi proseguire su Roma con un intercity e prendere, poi, una freccia diretta a Bologna.
Sono partito da casa alle 5,30, e alle 6,08, dopo aver preso anche il caffè, sono partito alla volta della stazione di Roma Tiburtina dove sono arrivato alle 6,38. Alle 7 in punto il frecciargento ha iniziato la sua corsa.
E’ sempre una emozione salire su un convoglio così prestigioso con confort di ogni tipo, dalla distribuzione di giornali e colazioni gratuite, alla segnalazione sui monitor delle condizioni di viaggio. Sapere che stai viaggiando a 280 Km/h senza avvertire affatto la velocità, ti fa pensare ai passi da gigante che le nuove tecnologie hanno saputo compiere.
Alle 9.08, puntuale come un orologio svizzero, il treno era alla stazione di Bologna centrale. Tornato a Viterbo, ho potuto fare alcune dovute considerazioni. Quel viaggio, considerando solo i percorsi ferroviari, è durato due ore e trenta minuti e quindi, dividendo i 486 chilometri per il tempo impiegato a percorrerli, si ottiene la ragguardevole velocità commerciale di 211 km/h.
Facendo un raffronto con la Roma-Viterbo,linea metropolitana Fm3, i nostri 49 km/h fanno davvero sorridere o piangere a seconda di come si vede la cosa. Ho fatto per tanti anni il ferroviere, ho vissuto e contribuito alla trasformazione delle nostre linee nel passaggio dal vapore alla trazione elettrica, dai sistemi di gestione a dirigenza unica a quelli più sicuri con gestione centralizzata.
La sicurezza è un fattore primario per chi viaggia in treno, ma le velocità commerciali determinano lo sviluppo sociale ed economico di un territorio.
Il nostro, con la Cassia ancora da raddoppiare fino a Monterosi, con la superstrada ferma in località Cinelli e con queste ferrovie è, purtroppo, destinato a diventare la seconda Civita di Bagnoregio.
Roberto Badini
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