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L'irriverente

Un prete di Viterbo, l’aeroporto e cinque bombe in Vaticano

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – C’entra pure un pezzo di Viterbo nel giallo del bombardamento sul Vaticano che il 5 novembre 1943, con Roma occupata ancora dai tedeschi e gli alleati facili a raid ricognitivi, provocò danni materiali e politico diplomatici.

Ne fecero le spese, infatti, la stazione, alcuni uffici e perfino le vetrate di San Pietro, quando una bomba esplose nel piazzale di Santa Marta, di fronte al palazzo dove ora abita papa Francesco. Maggiori, però, furono le implicazioni politiche, con i fascisti ed i tedeschi a dare la colpa del bombardamento aereo agli americani, e le ripercussioni diplomatiche con le note di protesta della Santa Sede.

Presto, però, questa versione dei fatti fu messa in dubbio, anche perché quella sera non suonarono le sirene d’allarme antiaereo ed in molti pensarono, perciò, ad una azione diversiva dei tedeschi interessati a dare degli alleati l’immagine di anticristo senza scrupoli.

A padre Tacchi Ventura – il gesuita che per anni (comprese le vicende che portarono al Concordato) aveva fatto da tramite tra Vaticano e Fascismo – arrivò tre giorni dopo una telefonata in cui l’interlocutore gli diceva “Ma quali americani! L’aereo è partito da Viterbo. Sono stati i fascisti” agli ordini di Roberto Farinacci per distruggere la Radio Vaticana, nella convinzione che trasmettesse notizie militari agli angloamericani.

Così, in un recente libro (Intrighi in Vaticano) hanno scritto due giornalisti dell’Ansa, Nina Fabrizio e Fausto Gasparroni, precisando che a fare la telefonata a padre Tacchi fu “un sacerdote di Viterbo”.

L’aeroporto da cui partì il piccolo bombardiere resterà anche per questo in un angoletto di storia. Ma il prete viterbese, informato ed intercettato, chi era?

Renzo Trappolini 


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7 aprile, 2014

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